All’apparenza statico, il tempo scorre negli ambienti del nostro quotidiano, sulle piccole cose sedimentate nei nostri spazi e nelle nostre abitudini. Bloccati in un presente stabile eppure discontinuo, quegli spazi si raccontano, si offrono ai nostri sguardi esterni, nelle fotografie di Elio Castellana, in esposizione nello spazio indipendente 16 Civico di Pescara per la mostra “Traslazione adriatica”, a cura di Nicoletta Provenzano.
Nato a Brindisi nel 1971, Elio Castellana ha studiato psicologia e comunicazione all’università di Roma, ha lavorato per un decennio nell’ambiente della sperimentazione teatrale e si è perfezionato presso la Scuola Romana di Fotografia. Opera da sempre sul confine fra realtà e finzione, fra freddezza e caos, utilizzando diversi media, dall’installazione, al video, alla performance, alla fotografia. La sua esperienza come performer teatrale, regista cinematografico e come psicologo sociale lo porta a utilizzare strumenti concettuali quali la giustapposizione di elementi incoerenti, la sospensione dell’incredulità, e il ribaltamento del senso comune come chiavi per indagare le tensioni spirituali e i paradossi che permeano l’immaginario visivo contemporaneo, con un focus specifico su temi come l’identità, la memoria, la morte, la sessualità, il sacro, la rappresentazione del sé e del prodotto artistico. Più recentemente la fotografia è diventata un mezzo privilegiato nel suo percorso artistico teso a scardinare la natura documentaristica o puramente concettuale del linguaggio fotografico.
Ed è proprio all’incrocio tra questi due metodi di trascrizione, quello del concetto e quello del documento, che agiscono le fotografie di Castellana in esposizione al 16 Civico di Pescara. Da una parte, allora, gli interni domestici bloccati sulla soglia del racconto, introduzioni di vite accennate, storie da documentare, appunto, ma dai margini sfrangiati. Dall’altra, le rispondenze geometriche e le idiosincrasie formali, la memoria e l’immaginazione che convivono in uno spazio che non è più quello dell’interior design ma del puro pensiero.
«La casa nella sua identità di luogo ed essenza fisica complessa è affidata ad un dialogo percettivo sfaccettato e costruita nuovamente negli sguardi incrociati che ne richiamano la frontiera intima e la rimemorazione», spiega la curatrice, Nicoletta Provenzano. «La mostra Traslazione adriatica è un universo domestico rispecchiato e trasposto dentro altre orchestrazioni di spazi e geometrie abitabili, incrinando e oltrepassando la dimensione spazio-temporale, conducendo il fruitore in un mondo riconosciuto come proprio e al contempo estraneo, ignoto, enigmaticamente smarrito, ma compenetrato e coappartenente».
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