Photos by Matteo Losurdo, courtesy of Nahmad Projects
L’artista indiano, Raghav Babbar, nato a Rohtak in India, nel 1997, ci guida attraverso un’esplorazione intima e profonda della vita quotidiana, trasformando momenti apparentemente comuni in soggetti di opere d’arte.
La mostra rappresenta la prima personale di Babbar al di fuori di Londra, dove attualmente risiede e lavora. Un percorso artistico che intreccia con maestria la sua eredità indiana con le tecniche pittoriche che richiamano l’arte britannica della metà del XX secolo. È attraverso dipinti figurativi di grandi dimensioni, che ci offre uno sguardo intimo sulle sfumature dell’esperienza umana, permeando le sue opere di una delicata malinconia per la sua madrepatria. L’ispirazione arriva dai volti della sua città natale, Rohtak, intrecciando ritratti emotivi di persone comuni sulle sue tele. Una persona in attesa in fila, intenta a lavorare a maglia o persa nei propri pensieri mentre fissa l’orizzonte. Sono questi momenti apparentemente banali che diventano l’obiettivo della sua ricerca, invitando gli spettatori a cogliere la bellezza nell’ordinario.
L’arte di Babbar si distingue in particolare per la sua tecnica, molto personale ed evocativa. Con uno stile pittorico meticoloso, l’artista stratifica la tela con spessi strati di pittura a olio, costruendo gradualmente i volti dei suoi soggetti. Un processo, che richiede tempo e dedizione, e si traduce in un’esperienza visiva ricca e materica; sebbene influenzato dalle condizioni atmosferiche di Londra, gli consente di lavorare su più tele contemporaneamente, creando opere con palette vibranti o più sobrie, a seconda dell’ispirazione del momento.
Ispirandosi alla vita quotidiana, Babbar ritrae amici, familiari e personaggi della società indiana con sensibilità, orgoglio ed empatia. Attraverso la sua arte, anche ai momenti di solitudine, al pari delle più varie espressioni umane, sono al centro del suo interesse, rivelando la chiave per comprendere e celebrare la vera essenza dei personaggi ritratti.
Il rapporto tra luci e ombre è sicuramente fondamentale per ricreare l’atmosfera della sua terra natale. Utilizzando la luce del giorno in modo particolare, riesce ad infondere profondità e drammaticità ai suoi paesaggi. La sua attenta manipolazione della luce, dei riflessi e delle ombre è il suo mezzo per trasportare gli spettatori in mondi intimi e contemplativi.
“Raghav Babbar: Layers of Life” è un ponte tra culture che parla il linguaggio universale delle emozioni umane. La mostra invita a esplorare la bellezza spesso trascurata nella frenesia della vita contemporanea, offrendo una celebrazione silenziosa della semplicità della vita. Venezia diventa il palcoscenico perfetto per questa esperienza, diventando una sorta di remainder anche per gli abitanti della città lagunare a fermarsi e a contemplare in un’ottica nuova questa città unica.
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