Alice Zanin, Submarines & periscopes. Installation view, Punto sull'Arte, Varese
Se non fosse perché sono il frutto di una manualità grazie a cui sono stati realizzati animali marini, si potrebbe dire che le opere di Alice Zanin sono state pescate nelle acque del lago di Varese, tanto esse sono vive e attirino lo stupore non appena entri nella galleria Punto sull’Arte.
Submarines & periscopes è il titolo scelto per la personale di Alice Zanin che, ancora una volta, propone un “bestiario leggero, fluttuante, costruito su suggestioni Liberty e sul calore del materiale”. La mostra, a cura di Alessandra Redaelli, ricrea un microcosmo marino dai colori pop che incanta per l’eleganza e incuriosisce per la varietà degli animali che rendono magico e chimerico l’ambiente espositivo. Così, dragoni marini e lumache di mare dialogano con hippocampus, pesci chirurghi e razze maculate in una sorta di racconto in bilico tra reale e simbolico.
Artista intuitiva, se da un lato i lavori di Alice Zanin abbagliano per l’accurata ricerca estetica, dall’altro lato indagano cambiamenti sociali e analizzano tematiche molto attuali. Ne è un esempio l’installazione Penguin colony takes implants for ice packs dove un gruppo di pinguini «disposti a semicerchio intorno alla grande teca come adepti di fronte a un altare, allungano i colli per spiarne il contenuto: due protesi mammarie piene di silicone […]. L’ansia con cui i pinguini osservano quegli oggetti alieni sperando di potervi rintracciare un po’ di ghiaccio (ancorché secco) ci riporta all’allarme acqua e a quel monito verso la salvaguardia del pianeta».
Utilizzando una definizione cara al filosofo francese Renè Daumal, si potrebbe dire che i lavori esposti della scultrice piacentina sono il corollario di un ampio “lavoro su di sé”, un modo per comunicare la propria sensibilità e interiorità. Non solo. La sua grammatica espressiva, che utilizza codici visivi borderline tra scultura, installazione ed incisione, provoca in chi guarda sorpresa nel momento in cui si scopre che la Zanin “racconta” una natura che è reale ma sembra che non lo sia. Così l’Ostracion cubicus, conosciuto comunemente come pesce scatola giallo, la Chromodoridoidea, un mollusco coloratissimo, o il Paracanthurus hepatus, conosciuto come il pesce chirurgo blu, potrebbero essere usciti da un bestiario contemporaneo.
È chiaro che la scultrice gioca con le nostre percezioni e si diverte a stupire con i colori che, pur essendo reali in natura, lasciano il dubbio di una effettiva esistenza. Non mancano gli inganni percettivi come, ad esempio, la riproduzione dell’effetto dell’acqua grazie a piccole lenti che a guardarci dentro trasportano l’osservatore nel fantastico mondo di Lewis Carrol “Alice nel paese delle meraviglie”.
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