Donato Piccolo, L'arte del pensiero meccanico, veduta della mostra, Fondazione Ago Modena – Fabbriche Culturali, Palazzo Santa Margherita, 2025, ph. Rolando Paolo Guerzoni
La soglia sottile tra il corpo umano e la tecnologia, tra la materia vivente e quella artificiale: fino al 24 agosto 2025, la Fondazione Ago Modena – Fabbriche Culturali ospita a Palazzo Santa Margherita la mostra L’arte del pensiero meccanico, personale di Donato Piccolo a cura di Lorenzo Respi. L’esposizione, inserita nel programma UNESCO Media Arts e realizzata in collaborazione con la Galleria Mazzoli, riunisce oltre 50 opere tra sculture in movimento, installazioni robotiche e interattive, tele e disegni.
Artista romano, classe 1976, Piccolo porta avanti da anni una ricerca al confine fra arte e scienza, spesso in dialogo con un team di ingegneri del CNR, da cui ha appreso nozioni di meccanica e robotica. Presentato in sedi come il MAXXI di Roma e il Museo Nazionale di Zhejiang in Cina, il suo lavoro si muove entro un umanesimo tecnologico di respiro olistico, capace di sondare i fenomeni fisici del mondo naturale, dai tornado di vapore ai fulmini, e di trasformarli in esperienze sensoriali e riflessive.
A Modena, il visitatore incontra sculture che reagiscono al passaggio del pubblico grazie a sistemi di intelligenza artificiale, robot che imitano comportamenti animali e figure che rielaborano icone della storia dell’arte. Così, il battito d’ali di una farfalla “tecnologica” viene amplificato fino a diventare un paesaggio sonoro, mentre una Dama con l’ermellino di Leonardo, reinterpretata in versione robotica, attraversa lo spazio su gambe meccaniche guidate da sensori elettronici. Una scultura semovente ricalca i movimenti lenti delle tartarughe, con cui comunica attraverso speciali dispositivi di controllo.
L’immagine guida della mostra è Triptych for headache (2007), nota anche come Il trittico del mal di testa, opera in cui una figura acefala, attraversata da cavi elettrici, restituisce con ironia la tensione che il confronto con l’intelligenza artificiale genera nell’essere umano. Una metafora di quella zona ambigua in cui il controllo umano e l’autonomia della macchina si sovrappongono.
Come sottolinea il curatore Lorenzo Respi, le opere di Piccolo «Non sono semplici oggetti di contemplazione, ma vere e proprie macchine dotate di un linguaggio visivo inedito e originale, che porta con sé riflessioni antropologiche e sociali sullo sviluppo di modelli di intelligenza “altri”, capaci di manifestarsi al di là dei limiti del corpo umano e di sviluppare autonomie cognitive».
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