Categorie: Mostre

‘Sul principio di contraddizione’ alla di GAM Torino. Intervista a Elena Volpato

di - 14 Maggio 2021

Alla GAM Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea Torino fino al 3 ottobre è in corso la mostra “Sul principio di contraddizione”, a cura di Elena Volpato, con opere di Francesco Barocco (1972, Susa), Riccardo Baruzzi (1976, Luogo), Luca Bertolo (1968, Milano), Flavio Favelli (1967, Firenze), Diego Perrone (1970, Asti).

«Non è un tema, né un linguaggio quello che unisce i cinque artisti presenti in questa esposizione. – Ha spiegato la GAM – È piuttosto la presenza di uno spazio di possibilità all’interno delle loro opere, composte, quasi sempre, da almeno due elementi, da due o più nature, da due o più immagini non pienamente conciliabili tra loro e legate da un vincolo di ambiguità che talvolta diviene chiaro rapporto di contraddizione. […]
Ciò che unisce questi cinque artisti è la capacità di tenere all’interno delle loro opere lo spazio che separa e congiunge più rappresentazioni e di riconoscere il loro sovrapporsi nel tempo, di accogliere nel corpo stesso dell’opera il cono d’ombra da cui provengono svelando l’inesauribilità delle immagini, il loro emergere continuo e ripetuto».

“Sul principio di contraddizione”, exhibition view, opere di Diego Perrone e Riccardo Baruzzi, GAM Torino, 2021, Ph Perottino © GAM Torino

Le parole di Elena Volpato, curatrice della mostra e conservatrice alla GAM di Torino

Come è nato il progetto espositivo “Sul principio di contraddizione” e come avete scelto i cinque artisti invitati?

«Sono cinque artisti di cui seguo il lavoro da tempo. Con alcuni c’era già stata in passato l’occasione di collaborare. Mi sono trovata a domandarmi per quale ragione continuassi ad essere attratta dal loro lavoro e perché mi venisse spontaneo accostare le loro opere nonostante l’evidente distanza di linguaggi e temi. Ho trovato in loro una costante di metodo, un modo di ‘costruire’ l’opera attraverso elementi contrastanti, non pienamente conciliabili. Ho trovato in loro una comune capacità di accettare all’interno del medesimo lavoro l’ambiguità e il conflitto di immagini, tecniche, forme, anche se ciascuno di loro fa questo in modo molto diverso dagli altri».

Riccardo Baruzzi, Via Saragozza 93, 2021, courtesy the artist and P420, Bologna e Riccardo Baruzzi, Arlecchino pescatore (After Birolli)/Fisherman Harlequin (After Renato Birolli), 2019, courtesy the artist and P420, Bologna, Photo Luca Vianello e Silvia Mangosio © GAM Torino
Come va inteso, in questo contesto, il principio di contraddizione?

«Il titolo nasce come un gioco. Tutti noi conosciamo il principio aristotelico di non contraddizione e del terzo escluso, perciò quando le persone sentono dire ‘principio di contraddizione’ la prima loro reazione istintiva è di correggere la frase, assumendo si tratti di un errore. Mi piaceva avere un titolo che le persone in prima istanza sentissero la necessità di contraddire.
Il principio aristotelico è rimasto a lungo un pilastro inoppugnabile del pensiero logico e razionale, ma poco ha a che fare con la creazione artistica e poetica dove l’ambiguità e la compresenza di significati diversi è parte, direi naturale, dell’espressione. Anzi, molte volte mi è accaduto di sentir dire a diversi artisti che quando in un’opera tutto è chiaro, tutto è conseguente, a loro modo di vedere, qualcosa non va, l’opera non è viva. Quello che mi ha incuriosito è constatare che anche nel campo della scienza, così come nel campo della filosofia, cioè negli ambiti di studio dove il principio di non contraddizione ha avuto per secoli validità incrollabile, si è incominciato a dire che due verità contrastanti possono essere vere allo stesso tempo, è accaduto per via delle teorie della fisica quantistica e di nuove filosofie come il dialeteismo di Graham Priest. Ma a ben vedere, ciò che l’arte e la poesia hanno sempre accolto è qualcosa che filosofia e scienza, quando ancora erano discipline intrecciate l’una all’altra, avevano già detto al tempo della coincidentia oppositorum di Nicolò Cusano nel Quattrocento e che il pensiero mistico aveva elaborato ancor prima, verso la fine del Duecento».

Francesco Barocco, Senza titolo/Untitled, 2018-2020-2021, courtesy Norma Mangione Gallery, Torino e Nicolas Krupp Gallery, Basilea
In che relazione si colloca rispetto al concetto di “luogo della consapevolezza” di cui si parla nel comunicato stampa?

«La prima contraddizione dell’essere umano e, se non la prima, certo quella che sembra definire la sua presenza nell’universo, è di essere una creatura finita ma di essere capace di pensare l’infinito, di aver concepito l’idea dell’eternità e l’idea del trascendente. Siamo capaci di pensare ciò con cui non possiamo identificarci pienamente, che non possiamo neppure comprendere, abbracciare fino in fondo, ma a cui non possiamo fare a meno di tendere indefinitamente nel pensiero. Filosofi rigorosi sul piano logico e razionale come Simone Weil e Wittgenstein, per strade diverse e in modi diversi, giunti alle estreme conseguenze del loro esercizio logico, hanno riconosciuto la presenza di uno spazio dell’oltre, uno spazio erede di quel lontano pensiero mistico di cui sopra. Weil in particolare ha identificato proprio nell’impossibilità di comporre i contrari nella nostra mente il profilarsi di una soglia: il contatto con l’inesprimibile, con ciò che non siamo e a cui, allo stesso tempo, riconosciamo di appartenere, nel profondo, nel momento in cui sentiamo di non poterlo essere fino in fondo. Accettare questa contraddizione coincide con l’accettare la natura umana, in questo senso accogliere ed esprimere la contraddizione è un esercizio di consapevolezza di ciò che siamo».

Luca Bertolo, GOOGLE+Search+Images+Goya&Disaster_Of_War, 2016, courtesy SpazioA, Pistoia, Luca Bertolo, GOOGLE+Search+Images+Refugees+Boats, 2016, Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT in comodato a GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Torino/ Fondazione per l’Arte Moderna e Contemporanea CRT on loan to GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea, Turin, Photo Luca Vianello e Silvia Mangosio
Una domanda per il museo: Quali saranno i progetti espositivi o gli appuntamenti dei prossimi mesi?

«In concomitanza con la mostra “Sul principio di contraddizione”, la GAM ha aperto un’esposizione, “Viaggio controcorrente”, dedicata all’arte del primo Novecento, a partire dalla Collezione Giuseppe Iannaccone. In autunno presenteremo un’importante esposizione dedicata a Giovanni Fattori. Nella VideotecaGAM prosegue il ciclo espositivo condotto in collaborazione con la Biennale di Venezia e il suo Archivio Storico, per tutta l’estate resterà aperta l’esposizione di alcuni video di Alighiero Boetti. Il prossimo artista a cui dedicheremo quegli spazi è Claudio Parmiggiani, alla fine di settembre».

“Sul principio di contraddizione”, exhibition view, opere di Diego Perrone (a sinistra) e Flavio Favelli (a destra), GAM Torino, 2021, Ph Perottino © GAM Torino

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