Categorie: Mostre

SUTURA ospita “If the future was an object in your hand” di Francesca Grilli

di - 1 Marzo 2023

Sutura è un piccolo, ma intenso spazio dedicato all’arte contemporanea situato nella centrale zona di via Sacchi a Torino. Nato come collegamento, appunto “sutura”, tra gli spazi dell’Istituto Fisicoterapico di Torino, Sutura si propone di offrire al pubblico una serie di progetti espositivi che hanno al loro centro il rapporto con l’attività in ambito medico dell’istituto. L’interazione tra le due attività e ambiti di interesse nasce dalla creatività di Virginia Moniaci, che nell’intento di coniugare le due passioni per l’arte e per la medicina, affianca la conduzione dello spazio artistico alla propria attività manageriale all’interno dell’attività di famiglia dell’IFT.

Francesca Grilli, If the future was an object in your hand. SUTURA, Torino

If the future was an object in your hand è il titolo della mostra personale di Francesca Grilli da poco inaugurata nello spazio di Via sacchi. Si tratta della seconda mostra organizzata da Sutura dopo quella di Matteo Nasini inaugurata nel periodo di Artissima, e, come questa, è affidata alla curatela della realtà romana qwatz – contemporary art platform.

La mostra di Francesca Grilli si compone di cinque opere che hanno al loro centro un unico soggetto: la mano. Insieme simbolo dell’umana capacità di agire sul mondo e interagire con le cose, medium tattile che ci permette di avere la sensazione fisica della realtà che ci circonda e nel contempo custode delle linee della vita ed altre tracce fantasiose e intelligibili, la mano diventa qui simbolo del lavoro medico come del fare artistico. Le immagini fotografiche di mani intrise di colore sono stampate su una tela sottilissima, che vuole evocare la stessa texture della pelle, e come questa insieme tramite di contatto col mondo attraverso il tatto e confine tanto della nostra integrità fisica ed identità personale.

Francesca Grilli, Life Line, 2023. Tela, 100Ă—350 cm

Tra tutte, spicca l’opera dal titolo Lifeline, ovvero linea della vita. Si tratta di un’opera di grandi dimensioni, posta non nella sala espositiva, bensì nella tromba delle scale dell’Istituto Fisicoterapico, in piena interazione con l’attività medica di questo. L’opera rappresenta il palmo di una mano le cui linee, amplificate nella dimensione, nascono dall’intersezione di più fotografie di più mani, naturalmente di persone diverse. Le mani fotografate sono infatti quelle dei dipendenti dell’Istituto Fisicoterapico, che con il loro agire quotidiano si prendono cura dei pazienti e del loro benessere. Le loro mani, con le loro “linee della vita”, si sommano tra loro, sovrapponendosi fino a creare una sorta di ideale spina dorsale che sostiene simbolicamente l’intero edificio.

Altre immagini di mani su teli sottili e mobili sono esposte nella sala della galleria, insieme con alcune sculture in bronzo che rappresentano abiti smessi e abbandonati in posizioni ricercatamente casuali, ad evocare la possibili di fissare i piccoli momenti dell’esistenza che normalmente sfuggono alla nostra attenzione dando loro una concreta plasticità e, di nuovo, una dimensione tattile.

Francesca Grilli, If the future was an object in your hand. SUTURA, Torino

Il tema delle mani, per come è sviluppato da Grilli in questa sede e per questo progetto, fa venire in mente una famosissima opera di Rodin, casualmente datata proprio 1898, lo stesso anno di fondazione dell’Istituto Fisicoterapico Torinese. La mano di Dio di Rodin, colta dallo scultore nell’atto di forgiare i piccoli corpi di Adamo ed Eva, è stata oggetto di riflessione di un noto testo di Georges Didi Huberman del 2009, tradotto in italiano per Boringhieri con il titolo di La somiglianza per contatto. In questo luogo Didi Huberman si concentrava appunto sul tema del calco, della traccia, o meglio lo spazio infinitesimale che si crea tra il tocco della mano e la sua impronta, inevitabilmente insieme segno di una presenza reale che è avvenuta e della sua attuale assenza. Questo spazio era nominato dal filosofo con il termine infrasottile, inframince in francese, e indicava appunto quella distanza, o differenza appena percepibile, indice insieme della relazione tra due soggetti e della loro distanza e alterità.

Il concetto di infrasottile e il rimando a Rodin possono forse esserci utili per indagare il senso delle opere di Grilli e leggerle da un punto di vista inatteso. Qui la mano rappresentata non è quella di Dio, ma quella dell’operatore medico e sanitario, e, per estensione, dell’Homo Faber, che nel suo agire quotidiano si rende capace di relazionarsi con gli altri e prendersene cura, mentre forgia con costanza e cura il proprio futuro.

Francesca Grilli, If the future was an object in your hand. SUTURA, Torino

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