Categorie: Mostre

“Tecnologie obsolete e processi di produzione semplici”: le opere di Cesare Pietroiusti in mostra a Venezia

di - 9 Novembre 2024

Cesare Pietroiusti, artista romano con una laurea in psichiatria, presenta in galleria alcune opere del passato insieme a lavori più recenti, uniti da tecniche di produzione che, come enuncia il titolo stesso dell’esposizione, si caratterizzano per l’essere semplici e “obsolete”. Si tratta di opere realizzate attraverso strumenti quali la macchina da scrivere, francobolli d’epoca, fiammiferi e lo scatto fotografico, all’apparenza elementari ma che vengono rielaborati secondo una prospettiva contemporanea.

Un altro fattore fondamentale della personale di Pietroiusti riguarda le ricorrenti riflessioni sui concetti base che creano il mercato dell’arte, ad esempio l’idea di possesso dell’opera e il momento di scambio economico, che vengono messi in discussione con un accento provocatorio.

Installation view, courtesy Galleria Michela Rizzo e l’artista. Ph. Francesco Piva.

Cercando di rivalutare le tecniche di produzione utilizzate, la mostra propone come prima opera la fotografia Riproduzione di “La mia miglior pittura di sempre”, ovvero un’immagine nata casualmente a partire dalla stratificazione di alcune macchie di colore depositate sulla superficie interna di un lavandino. L’oggetto fisico è stato poi trasformato da Pietroiusti anche in una scultura e posizionato nella sala successiva, costruendo così un percorso semantico che collega anche gli altri lavori in esposizione.

La sala centrale presenta una parete ricoperta da disegni – titolo stesso dell’opera è Parete di disegni – realizzati con il fuoco, ovvero tramite fiammiferi e candele. In questo caso, oltre all’aspetto estetico, notiamo la ricercatezza di pensiero del lavoro di Pietroiusti, che attraverso una riflessione sulle logiche del collezionismo, vende all’acquirente l’atto di donare. Infatti, chi compra l’opera ha l’obbligo di regalare un disegno ad ogni ospite, portando di conseguenza all’assenza finale di fogli sulla parete. Di fatto non si tratta di un acquisto concreto ma di un atto che va a scardinare la base economica del mercato dell’arte.

Installation view, courtesy Galleria Michela Rizzo e l’artista. Ph. Francesco Piva.

L’interdisciplinarità di Pietroiusti, posizionandosi tra arte, sociologia e politica, si riconferma analizzando le mappe concettuali in mostra, che sono scritte a macchina e legate ai concetti di dono, proprietà e acquisto; esse rappresentano così sia la genesi delle opere esposte sia una proposta di spiegazione delle stesse.

Attraverso un semplice microfono, l’artista tra marzo e aprile ha registrato i rumori legati alla caduta imprevista di oggetti. Nella sala intermedia l’opera NEWTON, che si può ascoltare tramite un vinile e un paio di cuffie, si ricollega non solo alla forza fisica di attrazione ma anche alla casualità del momento di creazione. Il disegno che è presente sulla superficie del vinile nasce dall’intento di sovrapporre alcune gocce di colore; è interessante notare che si tratta dello stesso colore che ha portato anche alla formazione della macchia sul lavandino e alla conseguente fotografia esposta all’ingresso della galleria.

Installation view, courtesy Galleria Michela Rizzo e l’artista. Ph. Francesco Piva.

Il collegamento con i meccanismi del collezionismo si può ritrovare nella sala più interna dedicata alla filatelia, una passione del padre di Pietroiusti. Una delle pareti è occupata da una serie di riproduzioni del francobollo pubblicato nel 1954 per omaggiare Pinocchio. La sequenza di manifesti che raffigurano lo stesso francobollo espone alcune questioni tipiche del mercato filatelico come la rarità, le forme di certificazione e la frammentazione di una collezione. Il certificato di autenticità, firmato nonostante i dubbi sull’unicità del pezzo, costituisce un parallelo interessante tra il mondo l’arte e quello della filatelia.

Installation view, courtesy Galleria Michela Rizzo e l’artista. Ph. Francesco Piva.

L’esposizione si presenta come una sorta di laboratorio, non solo di tecniche di produzione ma anche di idee e di forme di condivisione con il pubblico. La stanza al piano superiore si configura come una Working Room utilizzata attivamente dall’artista per la creazione di mappe concettuali e di disegni con il fuoco e qui si possono osservare anche alcune opere che risalgono agli anni Ottanta.

Tecnologie obsolete e processi di produzione semplici si pone dunque come una riflessione in costante fase di sviluppo sulle logiche di mercato dell’arte contemporanea e sull’incidenza della casualità nei processi creativi. Attraverso le varie modalità di dialogo con i visitatori e le connessioni tra le opere in mostra, Pietroiusti crea un percorso semantico che permette ai visitatori differenti forme di interpretazione e di conoscenza.

Installation view, courtesy Galleria Michela Rizzo e l’artista. Ph. Francesco Piva.

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