Un dialogo tra stili e linguaggi, background e soluzioni, a distanza di spazi e di tempi: aprirà oggi, 24 marzo, allo Spazio Musa di Torino, in collaborazione con la Galleria Senesi di Cuneo, un’inedita mostra a più voci, che mette in rapporto la ricerca di Ugo Nespolo e quelle di 13 artisti provenienti da sette diversi Paesi dell’Africa, tra cui Sudafrica, Tanzania, Senegal e Congo.
Ad accogliere i visitatori nello spazio di via della Consolata 11/E, 26 opere di Nespolo realizzante negli ultimi anni e testimoni del suo percorso che, da sempre, riunisce arte, pittura, fotografia, scrittura, teatro, cinema e altre suggestioni, in lavori dall’acceso cromatismo. In esposizione, le “Visite al museo” che ritraggono spettatori mentre osservano grandi mostre, andando a ricreare una sorta di “effetto Droste” ricorsivo e specchiante con lo spettatore stesso. Numeri e colori caratterizzano opere e sculture, la numerologia è da sempre un tema ricorrente in tutti i suoi lavori. Si ritrovano anche citazioni ai capolavori del cinema e musicali insieme agli immancabili omaggi ad amici artisti tra i quali Enrico Baj, Capogrossi e Andy Warhol.
Al piano sotterraneo, «Come a voler simboleggiare le radici dell’umanità», spiegano gli organizzatori, 40 opere di autori provenienti dal Continente africano. Tra i più conosciuti esposti in mostra, Esther Mahlanghu, George Lilanga e le sculture di Seni Awa Camara. Parte di queste 40 opere sono state gentilmente concesse della Fondazione Sarenco, che da sempre si impegna a curare e comunicare l’arte africana nel mondo.
L’esperienza di Sarenco ha portato un profondo contributo per l’arte Africana. La nascita di una “Arte Africana Contemporanea” risale alla metà degli anni ’50 del XX secolo. Anni durante i quali i Paesi africani iniziavano la loro lotta per ottenere l’indipendenza dal colonialismo europeo, un processo faticoso e ancora solo parzialmente realizzato. «L’arte africana cosiddetta “antica” è ormai ben rappresentata nei grandi musei internazionali, in America e in Europa, proditoriamente sottratta da pionieri ed esploratori, da religiosi avveduti e da ogni sorta di masnadieri», continuano gli organizzatori, «Un’arte che è ormai in tutto il mondo. Un’arte che affonda le sue radici nell’origine dell’umanità».
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