Christian Frosi, La Stanza Vuota. Veduta dell'installazione - GAMeC, Bergamo, 2022 Foto: Lorenzo Palmieri. Courtesy GAMeC - Galleria d'Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Fa caldo, troppo caldo. Ma câè qualcosa di straordinario a Bergamo per il quale vale la pena di prevedere una giornata di vacanza, un apposito viaggio, una tappa del nostro nomadismo estivo: sono le mostre e dei progetti in corso alla GAMeC Galleria dâArte Moderna e Contemporanea (nella sua sede istituzionale, in Palazzo della Ragione e infine nellâetere-web). Nella cittĂ , ad accoglierci, ci sono spazi ampi e freschi per condizionamento e per vetustĂ dove possiamo trovare e provare emozioni: occasione a misura umana ma capace di riconciliare anche chi ha fatto il globe trotter tra Venezia, Berlino, Kassel e Pristina.
Nella sede della GAMeC lâinaspettata mostra di Christian Frosi (Milano, 1973) a cura di Nicola Ricciardi: a dieci anni dal suo ritiro dalla scena, la prima esposizione museale dedicata a uno dei piĂš ricercati artisti italiani dei primi anni Duemila. Al piano superiore âLa Collezione Impermanente, azione #3.0â a cura di Sara Fumagalli, Valentina Gervasoni e Fabrizia Previtali, opportunitĂ â anche partecipativa â per costruire collegamenti tra storia recente e passata in uno schema di rotazione intelligente e innovativa. In Palazzo della Ragione (Piazza Vecchia, cuore medievale di Bergamo Alta) lâemozionante mostra di Anri Sala, âTransfiguredâ, a cura di Lorenzo Giusti e Sara Fumagalli. Installazione straordinaria che ci avvolge in un nucleo di energia e di stupore che a volte lâarte â accanto alla bellezza, al ragionamento, alla perizia e alla strategia â ci regala.
âLa stanza vuotaâ, titolo della mostra di Christian Frosi (GAMeC, sino al 25 settembre), significa, per la generazione della scrivente, aprire il flusso di una memoria recente e vederne fluire ricordi e suggestioni di un ristretto gruppo di artisti italiani che oggi consideriamo consolidati. Ma significa soprattutto ripensare alla persona che ha sempre espresso forza e malinconia, visionarietĂ e silenzio; allâartista che mai contraddiceva il suo interlocutore e raccontava le sue scadenze quando erano giĂ troppo ravvicinate per essere assolte. Christian Frosi che nel salutarti ti lasciava in prestito riflessioni fluttuanti, imprendibili e imprevedibili, fosse che si parlasse di arte, di viaggi (come quello con lâamico e collega Diego Perrone) o di birre condivise. Lo stesso artista che, in un avvincente avvio di carriera (siamo appunto nel 2012) interrompe tutte le relazioni e smette di essere un artista scegliendo di non produrre, di non partecipare e quindi di sottrarsi alla storia dellâarte, alle sue circostanze e ai suoi attori.
âLa stanza vuotaâ è dunque una mostra che ripropone il suo lavoro a distanza di 10 anni presentando, per la prima volta insieme, oltre 30 opere realizzate dalla conclusione degli studi a Brera (1999) sino a circa il 2012. Una manciata di anni intensi che coincide con numerose mostre personali sia in Italia che allâestero e con la partecipazione ad alcune delle collettive che hanno appunto definito gli artisti italiani della sua generazione: dalla prima Triennale di Torino, a cura di Francesco Bonami e Carolyn Christov-Bakargiev (2005), a Sindrome Italiana, la jeune crĂŠation artistique italienne al Magasin â Centre National dâArt contemporain di Grenoble (2010), fino a Fuoriclasse, la mostra alla Galleria dâArte Moderna di Milano curata da Luca Cerizza e dedicata agli allievi di Alberto Garutti.
Visitare questa mostra e vederne oggi le opere ha una doppia forza e bellezza: evidenziare una ricerca autonoma e ben distinguibile, rappresentare, con una precisione leggera, la ricerca e lâatteggiamento di una generazione. Con unâinventiva e una pratica di inaspettata perfezione, i lavori di Frosi ruotano infatti senza gravitĂ intorno ai concetti di precarietĂ e fuggevolezza e ogni opera appare nella possibilitĂ di invertire il suo stato, di precipitare o cambiare la sua direzione. Ne deriva un percorso che, da opere iconiche a opere meno note, ci sollecita a ri-considerare lâinstabilitĂ della forma e, ancor piĂš, la variabilitĂ della ricerca di un senso compiuto a fronte di una compiutezza che è desiderio prima che realtĂ . Un corpus straordinario serrato e allineato sul bordo del vuoto.
Interessante è certamente che il curatore di questa prima mostra â Nicola Ricciardi, classe 1985 â non sia un coetaneo di Frosi ma appartenga invece a una generazione piĂš giovane che esprime lâobiettivo ÂŤdi proteggerne e conservarne il lavoro, ⌠nella volontĂ di leggere la sua invisibilitĂ alla luce di un presente artistico e sociale in cui si è chiamati a esserci sempreÂť. Interessante infine che la direzione della GAMeC abbia scelto questa inedita proposta curatoriale che permette di indagare la figura dellâartista ponendone in luce fragilitĂ e forza, cambiamenti e fatiche. Temi distanti dagli indici di carriera, glamour e successo delle riviste patinate che nutrono lâarte contemporanea tra banalitĂ e pregiudizi.
Al secondo piano della GAMeC (sino allâ8 gennaio 2023) si trova invece âLa Collezione Impermanente, azione #3.0âłcioè il terzo progetto del ciclo espositivo nato nel 2018 per valorizzare in modo innovativo e coinvolgente la Collezione del museo. Una piattaforma di ricerca che valorizza la natura ibrida della collezione del museo proponendosi di farne uno strumento di attivazione di memorie e coinvolgimento del pubblico attraverso lâuso di format espositivi innovativi per opere del patrimonio del museo dagli anni Novanta a oggi. Anche qui il tema dellâimpermanenza â di osservazione, di notorietĂ , di senso e forma) sembra congiungere i piani dellâedificio: nuove prospettive verso il futuro â nello sguardo come nella pratica â a cui si sommano anche interventi di giovani artisti chiamati a dialogare con le opere del museo (Ruth Beraha, Iva Lulashi, Nicola Martini, Federico Tosi). Nello specifico lâazione #3.0 prosegue, sviluppando con empatici sistemi aperti a tutte le etĂ , lâindagine sul ruolo del visitatore e la sua relazione con il museo chiedendo loro di esprimere preferenze in riferimento alle opere esposte che comporranno il riallestimento finale della Collezione. Le opere in mostra sono quelle di Giorgio Andreotta Calò, Cory Arcangel, Carlo Benvenuto, Ruth Beraha, Filippo Berta, Mariella Bettineschi, Stefano Boccalini, Pol Bury, Maurizio Cattelan, Bruno Ceccobelli, Isabelle Cornaro, Mario Cresci, Berlinde De Bruyckere, Latifa Echakhch, Ettore Favini, Gianfranco Ferroni, Roland Fischer, Anna Franceschini, Giuseppe Gabellone, Gelitin, Rochelle Goldberg, Renaud Jerez, Roberto Kusterle, Sol LeWitt, Lorenza Longhi, Iva Lulashi, Kris Martin, Nicola Martini, Eva e Franco Mattes, Ryan McGinley, Nunzio, Ken Okiishi, Ornaghi&Prestinari, Aitor Ortiz, Yan Pei-Ming, Cesare Pietroiusti, Pablo Reinoso, Antonio Rovaldi, Namsal Siedlecki, Ettore Spalletti, Priscilla Tea, Jol Thoms, Josh Tonsfeldt, Remco Torenbosch, Federico Tosi, Sislej Xhafa, Chen Zhen.
Dal 10 giugno â 16 ottobre 2022 in Palazzo della Ragione la grande installazione di audio-visiva, Time No Longer di Anri Sala che, nella sua progettazione place specific acquisisce il titolo di Transfigured. Grazie alla grande capacitĂ dellâartista, lâimmensa sala delle Capriate dellâantico palazzo si trasforma da contenitore in accogliente moltiplicatore di sensi e storie in una dimensione di connessione tra passato e presente.
Proiettato su uno schermo flottante lungo 16 metri, Time No Longer si concentra sullâimmagine di un giradischi galleggiante in una stazione spaziale. Ancorato al solo cavo elettrico di alimentazione, il giradischi riproduce un nuovo arrangiamento di Quartet for the End of Time (e nello specifico il movimento solista The Abyss of the Birds per clarinetto), composizione realizzata dal musicista francese Olivier Messiaen nel campo di prigionia tedesco durante la seconda guerra mondiale. Opera interpretata per la prima volta nel 1941 â insieme a tre musicisti anchâessi reclusi â davanti a un pubblico di soli detenuti e guardie. Nellâinstallazione di Anri Sala, al clarinetto risponde la storia del sassofono di Ronald McNair. uno dei primi astronauti neri ad aver raggiunto lo spazio. Sassofonista professionista, Ronald McNair nel 1986 aveva pianificato di suonare e registrare un assolo a bordo dello Space Shuttle Challenger che si è disintegrato pochi secondi dopo il decollo.
Entrambi prigionieri in condizioni diverse, grazie alla collaborazione del musicista AndrĂŠ Vida e del sound designer Olivier Goinard, Anri Sala crea per la sua installazione un duetto fra due voci strumentali dove il clarinetto si confonde con il sassofono, unendo due momenti distanti ma accomunati da un senso profondo di determinazione e solitudine. Nella sala anche bagliori di luce provenienti da lampade posizionate sul retro dello schermo che, seguendo il ritmo della musica, illuminano la sala e, insieme a essa, i dipinti e gli affreschi disposti sulle pareti. Nuovi personaggi sono messi cosĂŹ in dialogo con storie e condizioni di tempi diversi. Transfigured ci restituisce cosĂŹ un giradischi alla deriva nello spazio, albe e tramonti che si ripetono illuminando un intreccio di storie e di pratiche â come quelle di McNair e Messiaen o quelle degli affreschi nella sala â componendo una sorta di sonata solenne e a-temporale che mette in scena la solitudine come possibilitĂ e condizione.
Ultimo progetto in onda in GAMeC, via etere-web, a disposizione di tutti, è infine quello di Radio GAMeC 30, il progetto che racconta gli ultimi trentâanni di storia attraverso una selezione di eventi significativi letti e interpretati dalla voce di artiste e artisti internazionali. Il progetto del cuore di Lorenzo Giusti, Direttore GAMeC al suo secondo mandato. Arrivato alla sua decima puntata in questa estate 2022, Radio GAMeC ci offre il nuovo podcast dellâartista Bontaro Dokuyama in dialogo con la curatrice Ilaria Gianni sul Disastro nucleare di Fukushima. Ascoltalo qui accanto ai precedenti.
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