Alla Dep Art Gallery di Milano sarà visitabile fino al 17 maggio 2025, la mostra Valerio Adami. Ripensando la realtà: curata da Lorenzo Madaro, la retrospettiva offre una panoramica sulla ricerca dell’artista bolognese tra gli anni Settanta e i primi Duemila, evidenziando il suo costante dialogo tra esperienza vissuta e immaginazione, mitologia e contemporaneità. La poetica di Valerio Adami, caratterizzata da campiture piatte e dense, contorni netti e una tavolozza cromatica onirica e in continua evoluzione, si distingue per la sua originalità e la capacità di rendere armonici elementi eterogenei, così da riconnettere frammenti del reale, del pensiero o della storia, in composizioni sorprendenti
Valerio Adami nasce a Bologna il 17 marzo 1935. Trasferitosi poi a Milano, si iscrive nel 1952 all’Accademia di Brera, dove avrà come docente di disegno Achille Funi. Terminati gli studi si sposta momentaneamente a Parigi e qui conosce i pittori Wilfredo Lam e Roberto Sebastian Matta. Tornato in Italia, nel 1959 tiene la prima mostra personale presso la Galleria del Naviglio. Dal 1960 iniziano per Adami una serie di lunghi soggiorni che lo porteranno in tantissime nazioni: da Cuba all’India, fino all’Israele e all’Argentina. Questi viaggi saranno fondamentali poiché fonte inesauribile di amicizie, come quella con il filosofo Jacques Deridda e i pittori Saul Steinberg e Richard Lindner. Adami lavora tra Londra e Parigi dal 1961 al 1964, anno in cui sarà presente con una sala personale a Documenta 3 di Kassel.
La sua pittura è caratterizzata da un cromatismo e da un disegno marcato, complice anche il confronto con la pop art, Adami rafforzerà uno stile che si distingue nell’uso di una materia cromatica in stesure piatte, dentro i netti contorni neri del disegno. Dal 1964 utilizza come campo di indagine il fumetto, sfruttandone il linguaggio conciso e sintetico, tipico delle opere di Roy Lichtenestein. Caratteristica della sua pittura sono i contorni netti, le larghe campiture e l’ambientazione in scenari fantastici o ambienti della vita quotidiana: camere da letto e saloni. Le tecniche utilizzate sono: l’olio, l’acquerello, l’acrilico e la serigrafia.
Numerose nel corso degli anni le mostre personali, come quella tenuta presso lo Studio Marconi di Milano nel 1969, al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris nel 1970 e l’ampia antologica tenutasi al Centre Pompidou nel 1985. Ha partecipato inoltre alle Biennali di Venezia nel 1968 e nel 1986, e a Documenta III di Kassel con una sala personale.
Dal 2023 Valerio Adami è tornato a vivere in Italia stabilendosi nella sua casa-studio di Meina, sul Lago Maggiore.
Lorenzo Madaro, curatore della mostra, descrive Adami come un artista «colto, ironico, sofisticato», il cui lavoro rappresenta un «Persistente ripensamento della realtà in tutti i suoi aspetti filosofici, culturali, metafisici, ma anche ironici e solo apparentemente banali e quotidiani». «Segno e scrittura e colore sono i tre paradigmi attorno a cui ruota la costruzione di ogni opera nei decenni presi in esame da questa mostra a partire dagli anni Settanta, a conferma di suoi specifici orientamenti e, soprattutto, del suo ruolo di primissimo piano nelle vicende della storia della pittura italiana e internazionale della seconda metà del Novecento», continua Madaro.
Il percorso espositivo si snoda attraverso una selezione di dipinti che spaziano dalle scene di viaggio a composizioni più intime, dove Adami rielabora la realtà attraverso la sua lente personale. Tra le opere in mostra, anche l’imponente Mnemosine machine à écrire et violon del 1987, che sintetizza la sua poetica che intreccia memorie personali e riferimenti culturali condivisi. La mostra include anche una sezione speciale di opere, realizzata in collaborazione con l’Archivio Valerio Adami, che offre uno sguardo su momenti privati dell’artista e sulla sua passione per i viaggi, in particolare per le imbarcazioni.
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