Karen LaMonte, Reclining Nocturne 3, 2019 - photo credit Martin Polak; courtesy the artist and Berengo Studio
Il rientro in laguna non poteva essere più dolce: la città rinasce di vita in un settembre colmo di eventi grazie alla giovane – siamo alla quarta edizione – Venice Glass Week che, con lo slogan The Heart of Glass, si ripropone di far rivivere la forza e l’essenza del “fare” vetro, antichissima tradizione che ha in Murano il suo indiscusso centro creativo e produttivo. Tenendo conto anche del suo costante evolversi e allinearsi con i tempi, creando e diffondendo moda, eleganza e savoir-faire, in tutto il mondo. In questa occasione, abbiamo seguito un percorso che inizia da Murano, passando per Castello e arriva fino all’Isola di San Giorgio, per conoscere tre realtà che interpretano in modo diverso e originale l’antica arte del vetro, ponendosi come sue rappresentanti e abili divulgatrici. Ecco la prima tappa, alla Fondazione Berengo, per visitare “Unbreakable: Women in Glass”.
La prima tappa non poteva che essere l’Isola di Murano. Percorsa la fondamenta dei Vetrai fino al Campiello della Pescheria, si raggiunge la sede espositiva di Fondazione Berengo Art Space. È una sorpresa, seguendo il percorso sul retro, ed essere accolti dall’allestimento di una mostra che ha per soggetto due mondi, quello etereo femminile e quello eterno del vetro. Siamo davanti a due realtà di effimera delicatezza e fragilità che si intrecciano, trovano forza e ragione nella tecnica, i cui risultati sono straordinari e compenetranti. “Unbreakable: Women in Glass”, pone in strettissima relazione lo spirito indistruttibile della donna, che ha sempre dovuto lottare per la sua affermazione, e l’essenza inscalfibile del vetro.
Perché «il vetro è uno stato più che una materia, né solido né liquido. È un momento di trasformazione e grazia. È terra, acqua e fuoco. È un movimento, una danza. Ha la delicatezza del pizzo ma richiede forza fisica. È difficile, pericoloso e imprevedibile, ci spiega la curatrice Nadja Romain.
Sessanta artiste – è la donna che racchiude il segreto della vita, dice il curatore Koen Vanmechele – di cui molte si cimentano per la prima volta con la versatilità dell’arte del vetro, scoprendo nuovi confini della loro creatività, altre presentano capolavori creati in collaborazione con Berengo Studio durante i suoi 30 anni di storia. Sale di bianco ottico accolgono opere in audace risalto cromatico come le Forme di Vita di Maria Thereza Alves, oggetti dai contorni flessuosi che esprimono una materia sulla via della formazione. Oppure come il Monumento al Lavoro Femminile di Federica Marangoni, che trova nell’arte dell’uncinetto, tra giganti matasse rosse come masse di fuoco, la chiave per esprimere l’infinita dedizione e cura del lavoro millenario di una donna reclusa.
Colmo di fascino e di calda atmosfera, l’ambiente dell’antica fornace accoglie il colossale lampadario di Joana Vasconcelos, dove il vetro si nasconde negli intrecci del tricot, interamente lavorato a mano e dai colori sgargianti, rendendo l’oggetto artistico un audace capolavoro di tecnica e stabilità. Il Vegetables Falling From The Sky Chandelier, di Laure Prouvost, è un pezzo di design spiritoso e accattivante, nella resa delle verdure stilizzate alla Cartoon, illuminate dall’interno.
La Spada nella Roccia è perfetta: Liliana Moro non la contamina con il colore, ma lascia il vetro nel suo stato grezzo, totalmente trasparente, trasmettendo l’idea della forza indistruttibile dell’arma secondo la tradizione medioevale. Il corpo disteso di una divinità greca, Reclining Nocturne 3 di Karen LaMonte ci fa viaggiare ancora più lontano nella storia, agli albori dell’arte occidentale, nella contemplazione della bellezza del corpo femminile, la cui nudità è celata solo dal velo, qui panneggiato magistralmente grazie allo studio delle stoffe. La sua bellezza è eterna, la sua forza indistruttibile, la sua anima delicata, come quella della materia di cui è forgiata, il vetro.
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