Categorie: Mostre

Virginia Woolf e Bloomsbury riprendono vita a Palazzo Altemps di Roma

di - 31 Gennaio 2023

«Una donna deve avere del denaro e una stanza tutta per sé, se vuole scrivere». Non è solo la necessità di una stanza dove scrivere, quella che rivendica Virginia Woolf con queste parole, ma uno spazio che sia lontano dagli obblighi famigliari, dai ruoli di genere voluti dalla società, da una vita dedita al rispetto di regole imposte dall’alto e dall’esterno. E questa stanza la trova a Bloomsbury, luogo di sperimentazioni e di pensieri vivi che cambiarono i principi vittoriani.

Virginia e i suoi fratelli si trasferiscono, una volta rimasti orfani, dall’altolocato quartiere di Kensington al meno lussuoso quartiere di Bloomsbury. Da questo momento in poi un nutrito gruppo di donne e uomini loro amici iniziano a frequentare la dimora al 46 di Gordon Square che si trasforma, in breve, in un punto di incontro al di fuori del tempo e dello spazio contemporaneo in cui verranno scardinate le regole del presente e del futuro del mondo dell’arte e della società tutta.

«Che fosse la parola bellezza, o bene, o verità, le energie si concentravano sul senso della parola, sul suo significato e valore, e ognuno di loro provava a tirare la propria freccia per cogliere il concetto, per fissare l’idea. Si sfidavano, si aizzavano l’un l’altro, e le tesi più stravaganti prendevano corpo e nascevano pensieri nuovi. Rimanevano seduti a parlare fino alle due e alle tre del mattino. La stanza si riempiva di fumo e tazzine di caffè, bicchieri di whisky venivano abbandonati dovunque. Niente abiti di raso, né collane di perle per le due giovani donne, le quali andavano a letto con la sensazione di aver partecipato ad eventi di grande importanza», scrive Nadia Fusini ideatrice e curatrice della mostra “Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing life” e, insieme a Luca Scarlini, del catalogo edito da Electa per l’occasione: un racconto visivo in cui firme prestigiose ripercorrono le vicende delle personalità che hanno animato gli anni di Bloomsbury. Nell’impaginazione, un esplicito omaggio alla scrittrice, la riga rossa verticale, la stessa che Virginia tracciava su ogni foglio dei suoi quaderni per separare date da annotazioni.

Palazzo Altemps, Roma, veduta della mostra “Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing life”

Le storie, le opere, le idee di giovani straordinari riprendono a vivere fra le stanze del Palazzo Altemps a Roma che sarà possibile visitare fino al 12 febbraio. Si tratta di personalità audaci, non convenzionali e malviste dalla borghesia dell’epoca, che saranno, per questo, capaci di mettere le basi per l’arte, l’economia e la storia moderna. Si battevano, come Leonard Woolf, per una società priva di classi, credevano, come Virginia Woolf in un mondo in cui gli artisti non vivessero indifferenti nelle loro torri d’Avorio. Fra di loro c’erano John Maynard Keynes che si è mosso verso una nuova società ed è diventato l’economista che ha posto le basi del welfare state e ha rivoluzionato il pensiero economico, Lytton Strachey, che ha reinventato il modo di scrivere la storia, Roger Fry che ha rivoluzionato il mondo dell’arte in maniera irreversibile. Ognuno di loro non si è fermato di fronte al perbenismo e, concretamente, ha agito affinché i suoi ideali non rimanessero vani sogni nel cassetto.

Palazzo Altemps, Roma, veduta della mostra “Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing life”

Passeggiando fra le installazioni ci si sente parte attiva delle loro giornate e nottate di cultura, arte, innovazione e amore. Le foto, le biografie, i ritratti e autoritratti dei protagonisti così come i meravigliosi libri della Hogarth press e gli esperimenti di design dell’Omega workshops trasformano il palazzo romano in una nuova Bloomsbury risvegliando nei visitatori il desiderio e la necessità incalzante di smuovere le acque verso il cambiamento.

Palazzo Altemps, Roma, veduta della mostra “Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing life”

“Virginia Woolf e Bloomsbury. Inventing Life” è un progetto del Museo Nazionale Romano e della casa editrice Electa, realizzato in collaborazione con la National Portrait Gallery di Londra. La mostra porta in primo piano l’anima primigenia di Palazzo Altemps, nato come casa nobiliare nel cuore di Roma.

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