Tra i vincitori del bando “Cantica21. Italian Contemporary Art Everywhere”, promosso dalla DGPSP – Direzione Generale per la Promozione del Sistema Paese del MAECI – Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e dalla DGCC – Direzione Generale Creatività Contemporanea del MiC – Ministero della Cultura – Il progetto “Tevere Expo” di Iginio De Luca, prima disseminato e diffuso come installazione urbana negli spazi di affissione pubblicitaria lungo il tracciato viario di Roma, viene ora esposto e acquisito in collezione dal museo Maca di Frosinone, che rimarrà sua sede definitiva dopo l’esposizione prevista per il luglio prossimo presso l’ICC – Istituto Italiano di Cultura di Jakarta, in un dialogo tra acque e rive, tra fiumi e città.
La mostra, a cura di Sabrina Vedovotto e Pietro Gaglianò, è un percorso errante in passaggi visivi, a terra e a parete, che conducono il fruitore all’interno di un fluido attraversamento, in un rimando alternato tra la realtà del campo visivo prossima al corso d’acqua e la componente percettivo installativa all’interno dello spazio urbano: manifesti cartacei disposti al suolo, stampe fotografiche e un video, accompagnati dal libro d’arte realizzato dal fotografo Luis Do Rosario come armonia e accordo di luce che documenta le fasi lavorative del progetto di Iginio De Luca, riportano e rivelano il mondo visuale e sonoro dell’abisso contenuto e conglobante Roma e i suoi resti rifiutati.
Affondanti nel fiume Tevere, le macerie e gli scarti di un vivere quotidiano, i relitti e i sedimenti di un tempo passato e presente, sono catturati dall’artista in un barlume di luminosità atmosferiche stagionali che fanno affiorare il margine di un’elegia infernale nell’insondabilità di un fondale dell’oblio, nella crudeltà sublime di un fluire malinconico.
Il Tevere, lasciato scorrere nella città come esondazione simulacrale in manifesti pubblicitari, inabissa e porta in superficie un’irrimediabile transitorietà, una sfuggente realtà lasciata all’incuria o tenuta celata, una metamorfosi reietta del sommerso. Linea di demarcazione e confine, nascondimento e disvelamento di tracce oggettuali abbandonate, riflesso inquieto, imperturbabile e seduttivo di un divenire inarrestabile e continuo, di un rispecchiamento intimo, indugiante in una corrispondenza visiva con la profluvie flessuosa, il fiume è colto da Iginio De Luca in un canto lirico e viscerale, caliginoso e penetrante, che immerge lo sguardo, in andature lente, placide e indolenti, in un abisso del dimentico e del perduto, delineato nella sua fragilità di scarto.
I detriti sono onirica presenza accolta nel letto del fiume, restituita a una emersione struggente e drammatica, a una estetica vibrante e trascinante che in frammenti visivi contiene e riforma il negletto e l’inerte, contrapposto alla frenetica spinta caotica, al contempo immobile e conflittuale della città.
Il progetto è una indagine poetica e al contempo simbolica sul presente, su derive e approdi, smarrimenti e narrazioni confidate e affidate al mormorio di flutti che non effondano, ma avvolgono e serbano. Le opere fotografiche riversate in spazi e luoghi distanti dalla sponda divengono nuovi tracciati e nuovi alvei che uniscono e interpretano il fiume stesso, la sua ambiguità allegorica, la dualità archetipale, le oscurità e i misteri.
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