Alla Pinacoteca Nazionale di Bologna sono state riaperte le sale dedicate a Guido Reni, ai Carracci e alla stagione manierista. Un corpus identitario della collezione che, grazie a un intervento articolato tra restauro, innovazione tecnologica e ricerca storico-artistica, si presenta oggi in una veste completamente rinnovata. Il progetto, realizzato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR, restituisce centralità a uno dei nuclei più alti della pittura emiliana tra Cinque e Seicento e, allo stesso tempo, ripensa l’esperienza museale.
«Il nuovo allestimento è il risultato di un importante intervento multidisciplinare, che ha unito studio storico-artistico, restauro, innovazione tecnologica e sostenibilità ambientale – ha commentato Costantino D’Orazio, direttore ad interim Musei Nazionali di Bologna – Direzione Regionale Muse Nazionali Emilia-Romagna – grazie alle professionalità interne all’Istituto che si sono adoperate nella realizzazione di questo progetto. Le opere, ora esposte in un percorso narrativo più lineare e accessibile, arricchito da pannelli di contesto e nuove didascalie, accompagnano il visitatore alla scoperta di uno dei momenti più alti della pittura bolognese ed emiliana».
Le opere di Guido Reni e di Ludovico, Annibale e Agostino Carracci tornano protagoniste in ambienti più armonici, illuminati da un lighting plan appositamente progettato. L’intervento ha incluso la sostituzione dei lucernari originari, aggiornati per sicurezza e qualità della luce, e l’introduzione di cromie più morbide e raffinate, capaci di valorizzare le grandi pale d’altare e i dipinti di piccolo e medio formato finora esclusi dall’esposizione permanente.
Tra le novità più rilevanti, l’ampliamento del numero di opere esposte, con l’inclusione di importanti dipinti finora conservati nei depositi: dai Santi Pietro e Paolo di Bartolomeo Cesi, al Cristo morto sorretto da due angeli di Orazio Samacchini, fino alla Cena in Emmaus di Lorenzo Sabatini. Particolarmente significativa è l’esposizione, per la prima volta con la sua cornice originale sansoviniana, dell’Annunciazione di Samacchini, separata dalla sua originaria montatura durante le requisizioni napoleoniche e ora ricongiunta grazie alla collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Bologna.
Rilevanti anche gli interventi conservativi su alcuni capolavori della scuola dei Carracci: la Madonna di San Ludovico di Annibale, la Pala Bargellini di Ludovico, l’Assunzione della Vergine di Agostino, insieme alla Flagellazione di Cristo e al Cristo incoronato di spine di Ludovico, provenienti dalla Certosa. Il restauro ha interessato anche le cornici, da quella monumentale del Martirio di Sant’Orsola a quelle più discrete ma preziose della Madonna degli Scalzi e dell’Annunciazione.
Il valore complessivo degli interventi ammonta a oltre un milione di euro, di cui 980 mila provenienti dai fondi del PNRR e 140 mila da fondi ordinari destinati alla progettazione illuminotecnica e all’ammodernamento dell’allestimento. Il risultato è un dialogo rinnovato tra le opere e il loro pubblico, in cui la narrazione visiva si intreccia con un approccio museografico contemporaneo. «Questo riallestimento – ha concluso D’Orazio – si configura non solo come un aggiornamento estetico e funzionale, ma come un progetto culturale strategico, che guarda a un museo del futuro: più inclusivo, sostenibile e in dialogo con i visitatori di oggi e di domani».
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