Il Pantheon di Roma
Musei autonomi crescono, anzi aumentano di numero: secondo quanto riportato da AgCult, nella bozza del Dpcm che andrà a modificare il regolamento e l’organizzazione del Ministero della Cultura guidato da Gennaro Sangiuliano, così come disposto dal decreto legge 44/2023, si riporta anche l’istituzione di 17 nuovi luoghi della cultura dotati di autonomia speciale e il passaggio di fascia di tre musei autonomi. Si tratta, tuttavia, di una novità in linea di continuità: già il precedente ministero, diretto da Dario Franceschini, nel corso degli anni aveva ampliato l’elenco dei musei e parchi archeologici dotati di autonomia scientifica, finanziaria, contabile e amministrativa, istituiti per la prima volta nel 2014. Attualmente ne sono già 44, ne diventerebbero 60, andando così ad alleggerire il carico di lavoro delle Direzioni Regionali, articolazioni periferiche della Direzione generale Musei, che assicurano sul territorio l’espletamento del servizio pubblico di fruizione e di valorizzazione degli istituti e i luoghi della cultura statali.
Dunque, a passare dalla seconda alla prima fascia saranno i Musei Reali di Torino, la Galleria dell’Accademia e i Musei del Bargello di Firenze, che verranno riuniti in un unico museo, e il MANN – Museo Archeologico Nazionale di Napoli. Un passaggio, questo, che interesserà anche la nomina dei direttori, che potranno ricandidarsi anche se arrivati a scadenza del secondo mandato, come nel caso di Paolo Giulierini al MANN.
Invece, i musei che passeranno dalle Direzioni Regionali all’autonomia – e che in vari casi riuniranno più sedi sotto un’unica direzione – saranno: le Residenze reali sabaude; i Musei archeologici nazionali di Venezia e della Laguna; i Musei nazionali di Ferrara; i Musei nazionali di Ravenna; il Museo archeologico nazionale di Firenze; le Ville e residenze monumentali fiorentine; i Musei nazionali di Pisa; i Musei nazionali di Lucca; i Parchi archeologici della Maremma; il Pantheon e Castel Sant’Angelo; i Musei e Parchi archeologici di Praeneste e Gabii; le Ville monumentali della Tuscia; il Museo archeologico nazionale d’Abruzzo di Chieti; i Musei nazionali del Vomero; i Musei e parchi archeologici di Capri; il Castello Svevo di Bari; i Musei e parchi archeologici di Melfi e Venosa.
L’intenzione di intervenire in questo senso, era stata annunciata dal Ministro Gennaro Sangiuliano. «Porteremo da 44 a 60 i musei di prima fascia dotati di una certa autonomia. I grandi musei devono diventare delle piccole aziende», ha spiegato il ministro, riproponendo una questione già lungamente dibattuta. I musei che dovrebbero garantire un servizio pubblico, tanto per la fruizione quanto per la conservazione, possono essere equiparati a delle società di profitto? L’autonomia gestionale privilegia infatti quei musei che possono contare su un’alta affluenza e sui grandi numeri di bigliettazione. I direttori dei nuovi musei autonomi dovranno inventarsi qualcosa, per rendere il proprio istituto attrattivo e sostenibile – anzi, “autoportante” – finanziariamente.
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