Categorie: Musei

Il Louvre si espande: un concorso internazionale per il Nuovo Rinascimento del museo

di - 2 Luglio 2025

Dopo anni di code interminabili e selfie affrettati, la Gioconda potrebbe finalmente trovare un po’ di pace. Negli scorsi mesi, il Louvre di Parigi aveva anticipato una storica espansione da 400 milioni di euro – fino 1 miliardo –, battezzata Nouvelle Renaissance, attraverso cui trasformare radicalmente l’esperienza museale, partendo proprio dal suo capolavoro più emblematico, la Monna Lisa di Leonardo da Vinci, gioia e delizia di ogni visitatore, oltre che dei curatori delle collezioni, considerando tutte le problematiche relative alla gestione di flussi così consistenti di persone. Il primo luglio, la Ministra della Cultura francese Rachida Dati ha quindi annunciato il lancio del concorso internazionale per un ampliamento degli spazi che è  tanto necessario quanto simbolico, per l’istituzione fondata nel 1793 e che è diventata una delle mete culturali più affollate al mondo. Ma basterà ingrandire gli spazi per risolvere il problema alla radice?

Questione di sovraffollamento

Nel 2024 il Louvre ha accolto quasi 9 milioni di visitatori, più del doppio dei 4 milioni previsti al momento della sua ristrutturazione negli anni Ottanta. Il nuovo intervento architettonico risponde dunque a una pressione crescente, con l’obiettivo dichiarato di portare la capienza annua a 12 milioni di visitatori, senza sacrificare la qualità dell’esperienza museale. Al centro del progetto, due elementi chiave: un nuovo ingresso sul lato est del museo, affacciato sulla Senna e integrato con il colonnato seicentesco, e una maestosa sala sotterranea di 3mila metri quadrati dedicata esclusivamente alla Gioconda, ricavata sotto la Cour Carrée.

L’idea di esporre l’opera di Leonardo in un ambiente appositamente dedicato non è nuova e anche in passato ha sollevato varie discussioni sulla sua opportunità. La sola Gioconda fa infatti contare un numero critico di 20mila visitatori al giorno, tutti concentrati nella Salle des États, dove l’opera è esposta dal 1966. La sala è una delle più grandi del museo ed è ricchissima di storia: durante il Secondo Impero di Napoleone III ospitò le principali sessioni legislative e oggi vi sono allestite, oltre al capolavoro leonardesco, diverse opere dei grandi esponenti della pittura veneziana, come le monumentali Nozze di Cana del Veronese e il sublime Concerto campestre di Tiziano. In un reportage de Le Monde dello scorso anno si era già ipotizzato di spostare il quadro in due stanze sotterranee sotto la Cour Carrée, con un budget stimato intorno ai 500 milioni di euro, per «Salvare le altre opere dalla sovraesposizione turistica».

Un concorso per reinventare l’icona

Per individuare chi sarà a immaginare questo nuovo volto del Louvre, è stato lanciato un concorso internazionale di progettazione, il cui vincitore verrà selezionato da una giuria composta da 21 esperti. Cinque proposte finaliste verranno annunciate già a ottobre. Il nuovo ingresso non sostituirà la celebre piramide di vetro di Ieoh Ming Pei ma la affiancherà, alleggerendone l’affollamento e riconfigurando l’accesso al museo secondo una logica più equamente distribuita, meno stressante per le strutture e più accogliente per le persone.

Nella nuova sala della Gioconda, l’opera di Leonardo sarà esposta in modo da garantire «Un incontro autentico», come ha dichiarato la direttrice del museo, Laurence des Cars. Il percorso prevede prenotazione a orario e biglietto supplementare ma offrirà finalmente l’occasione di osservare davvero il celebre ritratto e non solo di guardarlo di sfuggita, accompagnati anche da un allestimento che ne racconterà la vicende, dal furto rocambolesco del 1911 alle sue molteplici repliche, fino ai meme digitali che ne hanno rinnovato la popolarità planetaria.

Un progetto culturale e politico

La Nouvelle Renaissance arriva in un momento delicato per il museo: poche settimane prima del bando, un sciopero del personale aveva denunciato condizioni di lavoro insostenibili. E quando una istituzione del genere si ferma, fa rumore. È infatti intervenuto direttamente il presidente Emmanuel Macron, che ha confermato il sostegno governativo, inserendo l’espansione del Louvre all’interno di una più ampia strategia culturale nazionale. Il finanziamento del progetto sarà sostenuto anche dagli introiti della biglietteria, con un sovrapprezzo di 5 euro per i visitatori extraeuropei, oltre che da sponsorizzazioni private e donazioni, che certamente non mancheranno di arrivare.

Un Louvre sempre più contemporaneo

Il nuovo volto del Louvre, però, non si costruisce solo con l’architettura. Parallelamente, l’istituzione ha avviato una serie di collaborazioni che mirano a rilanciare il museo come luogo di riflessione sulla contemporaneità. Emblematica, in questo senso, è Copistes, la mostra inaugurata poche settimane fa al Centre Pompidou-Metz. Curato da Chiara Parisi e Donatien Grau, il progetto ha coinvolto 100 artisti di chiara fama, tra cui Glenn Ligon, Danh Võ, Rita Ackermann e Mohamed Bourouissa, invitati a realizzare una “copia” di un’opera a scelta dalle collezioni del Louvre. Ma una copia del tutto inedita: pitture che diventano sculture, stanze trasformate in installazioni digitali, reliquie personali elevate ad altari concettuali. Tra gli autori coinvolti, anche diversi italiani – di nascita e di adozione –, come Valerio Adami, Giulia Andreani, Rosa Barba, Guglielmo Castelli, Francesco Clemente, Enzo Cucchi, Sidival Fila, Claire Fontaine, Nathalie Du Pasquier, Luigi Serafini, Francesco Vezzoli.

Questo dialogo tra patrimonio e invenzione è l’asse portante della mostra e, in filigrana, della visione del Louvre oggi: non più un tempio intoccabile ma un organismo poroso e cangiante, capace di rilanciare il senso stesso di “museo”. Sempre mettendo al centro il sorriso enigmatico di una donna misteriosa.

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