MAXXI ©Guido Caltabiano. Courtesy Fondazione MAXXI
Il programma del MAXXI per il 2026 si muove tra continuità programmatica e nuove direttrici di intervento. «Nel 2026 la missione del MAXXI è continuare a innovare, essere sempre più aperti, accessibili e permeabili, con proposte culturali di qualità e un occhio sempre attento alla ricerca. Sarà un anno di novità, di lavori e di cantieri che trasformeranno la Piazza del Museo in un luogo più verde e accogliente; un anno speciale per la sede del MAXXI L’Aquila, tra i principali protagonisti di L’Aquila Capitale della Cultura; un anno in cui continueremo a progettare, ripensando alcuni programmi e inaugurandone di nuovi», ha affermato Maria Emanuela Bruni, Presidente Fondazione MAXXI.
Un programma – questo del MAXXI – che avrà inizio a fine gennaio con due progetti, per poi entrare nel vivo a primavera ed estendersi fino all’inizio del 2027.
L’anno si apre con due progetti speciali che fissano subito il tono della programmazione. Il ritorno di William Kentridge al MAXXI con Breathe Dissolve Return, dal 30 gennaio, segna una nuova tappa nel dialogo tra arti visive e performative, riaffermando la vocazione della Galleria 5 come spazio di contaminazione e sperimentazione. Accanto a questo, la mostra-evento a cura di Giorgio Calcara e Grazia Cristina Battiato dedicata a Franco Battiato, in programma nello Spazio Extra MAXXI dal 31 gennaio, sceglie di celebrare una figura centrale della cultura italiana sottraendola a una lettura esclusivamente musicale.
È però la primavera a rappresentare il vero snodo concettuale dell’anno. A partire dall’impianto architettonico: da marzo, infatti, il museo interviene anche sui propri spazi con la seconda edizione di ENTRATE, il programma pluriennale dedicato al design a cura di Martina Muzi. Da giorno 20, la lobby del MAXXI viene ripensata dallo studio spagnolo TAKK attraverso sei strutture mobili e interattive che modificano l’esperienza dell’ingresso. Con Tragicomica. L’arte italiana dal secondo Novecento ad oggi, a cura di Andrea Bellini e Francesco Stocchi, il viene invece proposta una vasta rilettura della produzione artistica italiana dal dopoguerra, assumendo l’ironia – nelle sue declinazioni comiche e autoironiche – come chiave interpretativa, estendendo il discorso dall’arte visiva al cinema, al teatro, alla letteratura e alla filosofia. In mostra opere, tra gli altri, di Elena Bellantoni, Mirella Bentivoglio, Alighiero Boetti, Maurizio Cattelan, Gino De Dominicis, Lucio Fontana, Chiara Fumai, Silvia Giambrone, Valerio Nicolai, Paola Pivi. In dialogo con questa grande collettiva si collocano una serie di focus e progetti che approfondiscono pratiche, archivi e figure centrali della cultura visiva italiana. Dal lavoro sull’archivio della rivista segno, alla seconda tappa romana della monografica dedicata ad Andrea Pazienza, il museo prosegue un’indagine che tiene insieme memoria storica e attualità, parola e immagine, cultura alta e linguaggi popolari.
L’attenzione alla creatività nazionale attraversa anche il Dipartimento Architettura e Design, in particolare con Architetture dall’Italia, che in occasione dell’80° anniversario della Repubblica Italiana riflette sul contributo degli architetti italiani a cavallo del millennio e sulle nuove generazioni chiamate a confrontarsi con scenari globali sempre più instabili. In questo contesto si inserisce anche il programma NXT, che ribadisce il ruolo del MAXXI come piattaforma di sostegno e visibilità per i progettisti emergenti.
La seconda parte dell’anno amplia decisamente lo sguardo oltre i confini nazionali. La mostra dedicate a Gordon Matta-Clark, insieme ai progetti su performance, sculture viventi e pratiche partecipative, interrogano il rapporto tra corpo, spazio e società, mettendo in crisi le categorie tradizionali dell’esperienza museale. Particolarmente significativa appare la ricerca sul rapporto tra architettura e geopolitica, che affronta in modo esplicito il legame tra progetto e conflitto all’interno delle dinamiche di trasformazione globale.
Il lavoro sulla creatività emergente prosegue il 18 settembre con la mostra delle finaliste del MAXXI BVLGARI PRIZE: per la prima volta la terna è composta esclusivamente da artiste – Chiara Bersani, Adji Dieye e Margherita Moscardini – chiamate a realizzare opere site specific, riunite in una mostra a cura di Giulia Ferracci.
L’autunno segna un deciso ampliamento dello sguardo internazionale. A ottobre inaugura la mostra dedicata a Gordon Matta-Clark, artista che ha ridefinito il concetto di spazio architettonico attraverso interventi radicali e pratiche collettive. Segue la nona edizione di NATURE, programma di installazioni site specific nella Galleria Gian Ferrari, che nel 2026 coinvolge l’architetta Tatiana Bilbao.
Nel mese di novembre aprono Ordinare il mondo. L’Archivio di Nanda Lanfranco, focus a cura di Lara Conte, e Sensing the Future, a cura di Gabriele Simongini, che accosta opere futuriste storiche a nuove produzioni contemporanee. Sempre a novembre il MAXXI ospita 11 plus Rooms, a cura di Hans Ulrich Obrist, Klaus Biesenbach e Francesco Stocchi, tappa italiana della serie di “sculture viventi” che mette in relazione corpo, oggetto e spazio espositivo.
Chiudono l’anno La geopolitica dell’architettura. Gli avamposti del progetto, a cura di Pippo Ciorra e Dario Fabbri, dedicata al rapporto tra progetto architettonico e instabilità globale, e il focus Il Villaggio Olimpico di Roma. Il mondo in 30.000 mq, a cura di Micaela Antonucci e Carla Zhara Buda, che rilegge il Villaggio Olimpico come esperimento di coabitazione internazionale.
Parallelamente alla programmazione espositiva, nel 2026 prende forma il Grande MAXXI, progetto di rigenerazione urbana che avvia una serie di cantieri nel quartiere Flaminio: dalla trasformazione di piazza Alighiero Boetti in uno spazio verde, su progetto di Bas Smets, all’avvio dei lavori per il nuovo MAXXI Hub, edificio multifunzionale progettato dal gruppo internazionale guidato dallo studio LAN. La riconfigurazione della piazza, l’aumento delle superfici verdi e l’avvio di nuovi edifici rendono esplicita una visione in cui il museo non è più soltanto spazio espositivo, ma dispositivo urbano e sociale.
Parallelamente, il MAXXI rafforza la centralità della sua sede aquilana. Il 2026 del MAXXI L’Aquila, scandito da progetti di forte impatto come la mostra di Ai Weiwei e l’omaggio a Fabio Mauri, conferma Palazzo Ardinghelli come luogo di produzione culturale autonoma, profondamente connessa al territorio e al contesto di L’Aquila Capitale italiana della Cultura.
Tanti i progetti realizzati grazie al sostegno del Comune dell’Aquila, a partire da SOND – The School of Narrative Dance di Marinella Senatore: un progetto di ricerca sul territorio sviluppato nei primi mesi dell’anno, che si traduce in una performance diffusa tra la fine di maggio e l’inizio di giugno.
Per concludere con le parole della Presidente Fondazione MAXXI: «Il MAXXI sarà luogo di elaborazione critica e molto più di un semplice contenitore espositivo, abbracciando appieno la visione di Zaha Hadid, che l’aveva immaginato come un moderno foro romano».
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