Il Musée d’Orsay cambia nome. O meglio, d’ora in poi si chiamerà Musée d’Orsay – Valéry Giscard d’Estaing ma c’è da scommettere che per molti rimarrà semplicemente il d’Orsay. Con buona pace dei sostenitori di Valéry Giscard d’Estaing, storico presidente della Francia dal 1974 al 1981, promotore di una «società liberale avanzata» e dell’energia nucleare, sostenitore della costituzione europea e leader della destra antisocialista. In effetti, a prescindere dalla considerazioni politiche, è un tributo dovuto, perché fu proprio Giscard d’Estaing, scomparso nel dicembre 2020, a dare l’impulso all’apertura del Musée d’Orsay, che è considerato tra i musei più importanti per l’arte del XIX secolo ed è noto in tutto il mondo per i suoi dipinti impressionisti di artisti francesi.
Se non fosse stato per il suo intervento, al posto del museo, che si trova di fronte al Louvre, sarebbe stato costruito un parallelepipedo di cristallo con tanto di piscina per ospitare eventi sportivi. Durante gli anni ’60, infatti, la stazione ferroviaria nota come Gare d’Orsay, progettata su un edificio preesistente dall’architetto Victor Laloux per l’Esposizione Universale del 1900, doveva essere demolita per far posto a una struttura più moderna, nell’ambito del grande progetto di rinnovamento architettonico della Capitale promosso dal Presidente Georges Pompidou. I parigini però non erano d’accordo e fecero sentire la loro voce, bloccando i lavori e facendo riconoscere la vecchia stazione come monumento nazionale. Nel 1973 vi si stabilì la compagnia teatrale Renaud-Barrault ma subito dopo, nel 1974, divenne sede della casa d’aste Drouot.
Fino al 1977, quando intervenne Giscard d’Estaing che, succeduto nel frattempo a Pompidou, approvò i piani per trasformare il sito in un museo, che sarebbe stato ufficialmente inaugurato nel 1986, sotto la presidenza di François Mitterrand. In effetti, i presidente francesi sono sempre stati molto attenti ai propri musei. Per esempio, fu ancora Georges Pompidou a promuovere la costruzione del Centre Pompidou nacque dalla volontà di, presidente della Repubblica francese dal 1969 al 1974, di dotare Parigi di un museo d’arte contemporanea.
Già a dicembre, a seguito della morte di Giscard d’Estaing all’età di 94 anni, per cause legate al Covid-19, diversi politici francesi avevano intrapreso una campagna affinché il d’Orsay cambiasse nome. Non è certamente usuale che un museo cambi nome ma, quando succede, è sempre per qualche motivo significativo. Per esempio, recentemente, il Witte de With Centre for Contemporary Art ha abbandonato il suo nome dai rimandi coloniali per ribattezzarsi Kunstinstituut Melly. Il nuovo nome del museo di Rotterdam è entrato in vigore dal 17 gennaio 2021 ed è volutamente in forte contrasto con la denominazione precedente, per onorare la figura dell’antieroina per eccellenza, Melly, una donna della classe operaia alle prese con un lavoro che detesta, rappresentata dall’opera dell’artista concettuale Ken Lum, intitolata Melly Shum Hates Her Job (1989).
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Perché perdere l’occasione di dire che il museo è stato progettato da un architetto italiano, Gae Aulenti, che è riuscita a coniugare in maniera mirabile l’architettura francese di fine ottocento con la modernità di un concept rivoluzionario per la distribuzione degli spazi museali?