Johannes Bosisio, Micro Series, 2024 Olio e glitter su tela, 230x375 cm Ph. Luca Meneghel Courtesy l'artista e Galleria Doris Ghetta
Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese inaugura la stagione espositiva 2026 con un programma di mostre e progetti che insiste su una linea ormai riconoscibile: fare del museo non solo un luogo di esposizione ma uno spazio di relazione tra artisti, territorio e comunità. Dopo la personale di Marinella Senatore, There is so much we can learn from the sun, visitabile fino al 6 aprile, la programmazione prosegue con tre progetti distinti, curati dalla direttrice Elsa Barbieri, che scandiscono l’anno tra primavera, estate e inverno.
Fondato nel 2001 all’interno di Palazzo Rizzoli, nel centro storico di Cavalese, il museo nasce a partire da un primo nucleo collezionistico legato a Bruno Munari e ad artisti della seconda metà del Novecento, proveniente dalla raccolta di Giancarlo Baccoli. Nel tempo, l’istituzione ha strutturato una programmazione attenta tanto all’identità alpina quanto ai linguaggi contemporanei, aprendo un ampio terreno di confronto tra pratiche artistiche. La stagione 2026 conferma questa traiettoria, rafforzando l’idea di produrre nuove forme di consapevolezza culturale.
Ad aprire l’anno espositivo sarà Performa Cavalese, dal 15 aprile al 3 maggio 2026, un progetto che introduce nel contesto alpino un formato ispirato alla dimensione performativa e partecipativa. Per tre settimane il museo si trasforma in uno spazio dinamico, attraversato da tre artisti invitati a presentare ciascuno tre opere o installazioni temporanee. I lavori rimarranno visibili per una settimana, dal mercoledì alla domenica, mentre il sabato diventerà il momento centrale di attivazione, con workshop, talk o performance che coinvolgeranno direttamente il pubblico. Protagonisti della prima edizione sono Leonardo Panizza, Johannes Bosisio e Angelo Dimitri Morandini, tre artisti trentini le cui pratiche attraversano linguaggi diversi, dal video e dalle arti digitali alla scultura e alla ricerca concettuale. Obiettivo del progetto si è costruire nel tempo una mappatura delle ricerche emergenti del territorio.
Con l’estate, il museo ospiterà la personale di Erik Saglia, Fly-by, dal 20 giugno al 18 ottobre 2026. Il lavoro dell’artista, da anni centrato sulla griglia modernista, si svilupperà qui come un sistema immersivo che mette in tensione struttura e percezione. Il titolo, preso in prestito dal lessico dell’astronautica, allude a un attraversamento ravvicinato, un momento di osservazione intensiva. In questa chiave, la mostra presenterà opere inedite realizzate interamente a mano e da interventi site specific che coinvolgeranno direttamente l’architettura del museo.
Chiude l’anno Festina lente, dal 5 dicembre 2026 al 4 aprile 2027, progetto di Jacopo Dimastrogiovanni che riporta al centro il rapporto tra contemporaneo e patrimonio. La mostra prende avvio da una pala d’altare seicentesca attribuita a Pietro Ricchi, conservata nel territorio ma a lungo rimasta ai margini della fruizione pubblica. Attraverso una trasfigurazione pittorica, l’artista inserisce l’opera storica all’interno della propria ricerca, indagando i temi della memoria, dell’abbandono e della responsabilità collettiva. Il lavoro si collega alla serie Iniuria, sviluppata negli anni scorsi, e propone una riflessione sulla vulnerabilità del patrimonio e sul ruolo della comunità nella sua conservazione.
«La definizione di ciascun progetto è stata, come di consueto, romantica, ovvero appassionata, guidata dal desiderio di rendere sempre più partecipi la comunità e il territorio, che si confermano il cuore pulsante della mia visione di museo come spazio vivo ed entusiasta, luogo di confronto e relazione», ha dichiarato Elsa Barbieri. «Con il senno di poi, se dovessi scegliere alcune parole che ne restituiscano l’essenza, ne indicherei due: legami e occasione. Di legami il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese è testimone ma soprattutto promotore: nascono tra le persone, stimolati dagli artisti e dalle opere, e perdurano ben oltre i tempi dell’esposizione. Leonardo Panizza, Johannes Bosisio, Angelo Dimitri Morandini, Erik Saglia e Jacopo Dimastrogiovanni – tutti italiani, perché ritengo fondamentale dare valore alla nostra identità innanzitutto attraverso i nostri artisti – riusciranno a costruirne di nuovi? Assolutamente sì, ne sono sicura. È proprio questa l’occasione, intesa secondo la sfumatura di Hans-Georg Gadamer, secondo cui “Il significato di qualcosa è determinato nel suo contenuto dall’occasione a cui deve servire, in modo che in tale contenuto c’è di più di quanto vi sarebbe indipendentemente da tale occasione».
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