Categorie: Musei

TAM è il nuovo museo d’arte contemporanea che vuole ribaltare Matera

di - 10 Marzo 2020

TAM, acronimo di Tower Art Museum, è il nuovo museo di arte contemporanea che a breve animerà i Sassi di Matera, con un chiaro obbiettivo già insito nel suo nome: reinterpretare Matera dando una nuova immagine della città. Abbiamo chiesto a Mauro Acito, direttore del neo-museo – supportato da un team tutto under 30, composto da Debora Russo, Dario Colacicco, Rita Padula, Alessandro Simili, Silvia Parentini e Chiara Valzer –, di parlarci di questo ambizioso progetto.

Acito ci ha spiegato che ha maturato questa idea tra il 2016 e il 2017 quando, conclusi gli studi in Economia e Gestione dell’Arte a Venezia, ha avvertito prepotentemente l’esigenza di tornare a casa e mettere a disposizione le esperienze maturate nel corso degli studi per costruire qualcosa di nuovo, qualcosa che Matera ancora non conosceva: un museo di arte contemporanea. Il team del TAM ha, infatti, come obbiettivo quello di ampliare la visione riduttiva di Matera, passata da «vergogna nazionale» – la frase è stata attribuita ad Alcide De Gasperi negli anni Cinquanta – a patrimonio Unesco, spesso ridotta al ricordo delle povertà del periodo, dimenticando le potenzialità e la vivacità che la città ha da esprimere.

TAM – Tower Art Matera

L’intraprendenza di questi ragazzi, riportata nei divertenti episodi sul loro canale Youtube, Volevo solo Aprire Un Museo, è riuscita anche ad arginare gli ostacoli economici che hanno accompagnato l’iniziativa. Il Tower Art Museum sarà localizzato all’interno dell’unica torre medievale di Matera, sita nello scenario meraviglioso dei Sassi. Il museo è frutto dell’impegno, anche finanziario dei ragazzi, ponendosi come una delle poche realtà di questo genere nel nostro Paese. Il gruppo ha ottenuto un mutuo considerevole da Banca Prossima – Intesa Sanpaolo, che sostiene progetti del terzo settore.

L’idea è quella di creare un centro di produzione per artisti provenienti da tutto il mondo, organizzando mostre nel corso di residenze e con l’impiego di materie locali, quali vetro, ferro, cartapesta e tufo, in contatto diretto con la storia dell’arte e dell’artigianato. Le opere prodotte in occasione delle mostre saranno poi conservate all’interno del museo, andando a costituire, negli anni, una collezione permanente. Insomma, un gruppo di giovanissimi imprenditori per riscattare l’idea di una generazione in fuga dal Meridione.

Il primo appuntamento vedrà come protagonisti la crew Canemorto, capofila della scena artistica underground contemporanea, assieme all’artista americano Momo e al collettivo dello Studio Antani.

Non ci resta che augurare buona fortuna a questo progetto che si muove autonomamente, quale esistenza nuova e indipendente dai finanziamenti pubblici o dalle esigenze di una galleria.

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