Il suono non è documento ma esperienza diretta. Dal 29 gennaio al 17 febbraio 2026, il MACRO amplierà il percorso della mostra One Day You’ll Understand. 25 anni da Dissonanze introducendo un nuovo capitolo sinestetico: nella sala audio del museo di Roma sarà possibile ascoltare Cosmic Pulses (32’), ultima composizione elettronica di Karlheinz Stockhausen e opera n. 93 del suo catalogo. Aperta lo scorso dicembre, la mostra è dedicata alla storia e all’eredità del festival Dissonanze, ideato da Giorgio Mortari e attivo a Roma dal 2000 al 2010. Un’esperienza che ha fatto della città un laboratorio aperto, intrecciando musica elettronica sperimentale, architettura e arti visive, e che oggi viene restituita attraverso archivi visivi, materiali sonori e dispositivi di ascolto pensati come strumenti di riattivazione critica.
Cosmic Pulses occupa un posto centrale non solo nella storia di Dissonanze ma nell’intera parabola creativa di Stockhausen. Composta tra la fine del 2006 e l’inizio del 2007, l’opera è la Tredicesima Ora del ciclo incompiuto Klang (Sound), concepito come una monumentale articolazione musicale delle 24 ore del giorno. Con Cosmic Pulses si apre la seconda metà del progetto: tutte le opere successive di Klang avrebbero infatti utilizzato estratti e rielaborazioni elettroniche di questo lavoro come materiale di base. La prima assoluta ebbe luogo a Roma, il 7 maggio 2007, all’Auditorium Parco della Musica, come anteprima di Dissonanze 7, segnando uno degli ultimi grandi interventi pubblici del compositore, che sarebbe morto il 5 dicembre dello stesso anno.
Dal punto di vista compositivo, Cosmic Pulses è costruita attorno a un principio rigoroso e ossessivo: il numero 24. 24 sono gli strati sonori, 24 i loop melodici, distribuiti in 24 registri che coprono un’estensione di sette ottave, e 24 i tempi sovrapposti. I materiali sonori, generati a partire da un sintetizzatore, vengono stratificati progressivamente dal registro grave a quello acuto, mentre i livelli inferiori si dissolvono lasciando emergere quelli più alti, in un flusso che sembra muoversi costantemente verso una rarefazione estrema.
La spazializzazione è parte strutturale dell’opera. Pensata per un sistema ottofonico, Cosmic Pulses dispone i suoni attorno al pubblico seguendo 241 traiettorie differenti, come se ogni loop orbitasse nello spazio secondo un percorso autonomo. Stockhausen paragonava questo processo alla composizione delle orbite di pianeti o satelliti, ammettendo allo stesso tempo l’ambiguità del risultato: un lavoro che può essere percepito come musica ma anche come fenomeno naturale, un evento sonoro tutto da decifrare.
La presentazione al museo diretto da Cristiana Perrella avviene all’interno della sala audio, uno spazio di circa 100 metri quadrati progettato per un ascolto immersivo e controllato. Completamente insonorizzata e dotata di un sistema multicanale ad alta fedeltà, la sala restituisce con precisione la complessità spaziale e dinamica della composizione. Accanto all’ascolto, il pubblico può vedere anche una video-intervista realizzata con Stockhausen all’Auditorium Parco della Musica, in cui il compositore racconta la genesi dell’opera e la propria ricerca sul suono elettronico e sullo spazio.
Nel contesto di One Day You’ll Understand, Cosmic Pulses dialoga con la timeline storica del festival, con l’archivio fotografico e video e con lo slideshow immersivo dedicato a Dissonanze. L’opera si colloca così all’interno di una narrazione più ampia che riconsegna al festival il ruolo di snodo tra avanguardie storiche e pratiche emergenti, mettendo in dialogo la lezione radicale di Stockhausen con le ricerche di figure come Ryoji Ikeda, Richie Hawtin, Alva Noto e Matmos.
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