Alva Noto e Ryuichi Sakamoto
Al teatro Romolo Valli di Reggio Emilia, lo scorso 26 novembre, a chiusura del Festival Aperto 2019, un concerto speciale: quello del duo Sakamoto e Alva Noto, che da oltre quindici anni lavorano in sodalizio e hanno realizzato insieme una serie di progetti. L’ultimo, TWO, dà il titolo al concerto.
Il giapponese Ryuichi Sakamoto, pianoforte e percussioni, e il tedesco Alva Noto (Carsten Nicolai), che da sempre lavora sull’incontro tra musica, arte e tecnologia, insieme intrecciano piano e musica elettronica dando vita ad atmosfere acustiche di grande fascino come se prendessero forma, in una specie di armonia sospesa, sonorità orientali e note contemporanee.
I due musicisti hanno realizzato, già nel 2002, l’album Vrioon pubblicato dalla Raster-Noton (casa discografica di musica elettronica fondata da Alva Noto), a cui sono seguiti negli anni diverse collaborazioni – con pubblicazione di album – fino a Glass, 2016, performance live che ha avuto luogo all’interno della Glass House progettata dall’architetto Philip Johnson.
Sono uno di fronte all’altro sul palco, Sakamoto naturalmente al piano, Alva Noto si muove tra strumentazioni elettroniche da cui controlla il suono e le immagini della scenografia: TWO racchiude la maestria di questi grandi sperimentatori, una performance musicale quasi ipnotica.
Il concerto non è semplice: suoni acustici quasi glaciali che richiedono un ascolto attento, ma aver davanti questi due compositori crea nel pubblico in sala un silenzio pieno di rispetto e un entusiasmo che si manifesta con numerosi applausi.
La parte visiva è importante: un grande schermo con immagini tridimensionali che seguono in modo sinuoso le rarefatte note musicali: inizialmente un parallelepipedo, una sorta di grande libro con pagine semiaperte che sembrano muoversi e sfogliarsi, poi forme luminose che si compenetrano, si scompongono, interagiscono proprio come la musica dei due compositori.
E poi le note del piano di Sakamoto. Le immagini diventano più fluide, sembrano onde o dune, proiezioni di paesaggi luminosi in movimento. Il suono è misurato, sono composizioni ritmiche precise, non pare ci sia improvvisazione, tutto è meditato, ed è evidente l’essenzialità della forma orientale che si fonde con la contemporaneità data dall’elettronica.
Il concerto sembra per buona parte assecondare il suono puro di Alva Noto con l’apporto di Sakamoto che si fa quasi leggero, ma si intensifica verso il finale con il piano che prende il sopravvento e nasce un sound più intenso, con vibrazioni acustiche e atmosfere musicali per una particolare esperienza percettiva.
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