Lo sforzo maggiore, da parte dei musicisti, è stato quello di far coincidere, il più possibile, la composizione con la fruizione, ciò che si sente con il modo in cui lo si immagina. Al di là del valore dei singoli eventi infatti, i musicisti che si sono esibiti nel corso delle cinque serate hanno sì dimostrato tutti un carattere personale, ma anche e soprattutto la comune volontà di rendere concreta l’immagine sonora.
Per questo, Saverio Evangelista, nel primo dei cinque concerti, ha suonato disegnando su uno schermo, con il mouse, le onde sonore che un software traduceva in suono, in modo da stabilire un accordo esplicito e diretto con lo spettatore. La musica è passata in secondo piano di fronte allo spontaneo sentimento d’attesa che nasceva dall’immaginare un suono che di lì a poco si sarebbe concretizzato acusticamente. Se invece
Tornando indietro, alla seconda serata, con gli austriaci Burkhard Stangl e Christoph Kurzmann, questo rapporto diretto e inscindibile fra sonoro e visivo si è sciolto in una sessione ibrida di suoni freddi e suoni caldi, acustici ed elettronici, con sprazzi di sottili melodie e di effimeri cantati. Anche se concettualmente più slegata, la componente visiva del lavoro non è
Diverso l’approccio di John Duncan. In una stanza buia, con la faccia rivolta alle pareti, gli spettatori hanno subito le prolungate linee sonore, corpose e dense al limite della sopportazione, che pongono lo spettatore in una condizione limite, nella quale ci si sente indifesi e nella quale il corpo, preso in una morsa di suoni, sente l’ossessiva presenza fisica di ciò che ascolta. Ma l’esperienza più particolare, nel corso di questi cinque appuntamenti, è stata quella legata alla performance che ha chiuso i concerti. L’ultima sera Philip Jeck ha proposto un’indimenticabile esibizione musicale d’elettronica low-fi, suonando due giradischi anni 70, un mangianastri e qualche effetto a pedale per chitarra. Dai suoi ‘vinili manipolati’ per più di un’ora Jack ha tirato fuori, con ineffabile calma, un amalgama di screpitii, d’echi e di linee melodiche riverberate che ci hanno lasciato spiazzati e dolcemente riscaldati da un’atmosfera straniante.
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