Ascoltando il tuo lavoro “The Work Called Kitano” si sente la presenza di svariate fonti sonore che creano quasi un percorso d’ascolto che si snoda per tutta la durata del disco. Come componi?
The Work Called Kitano è un lavoro particolare. È una raccolta di brani registrati tra il 2000 e il 2001, in momenti e con modalità molto differenti. Credo che ci sia un filo conduttore abbastanza evidente (la memoria, la malinconia), ma non c’è nessun concetto particolare; è come se fosse una raccolta di canzoni sullo stesso tema. Compongo senza computer, cercando di registrare ed editare strumenti, oggetti, field recordings e quant’altro il più possibile “fuori” dal pc.
Sta per uscire la prima release del progetto 3/4HadBeenEliminated. Vuoi parlarcene?
Il disco dei uscirà a metà aprile per Bowindo, e verrà presentato subito dopo durante il tour della label. 3/4HadBeenEliminated è un gruppo elettroacustico che mette a frutto le diverse personalità (e divergenze) dei suoi componenti (Tricoli, Pilia, Rocchetti e, nella versione live, Rinaldi). È un’esperienza unica, dove ognuno di noi porta le sue peculiarità e le mette in gioco; il metodo scientifico/lisergico di Tricoli si scontra con il drone-folk di Pilia e ciò che ne risulta cozza contro il mio avant-reazionario. Ecco, direi che abbiamo più motivi di scontro che d’incontro, questo fa sì che la risultante sia instabile e particolarmente eccitante… il disco per molti sarà una sorpresa!
Ti interessi anche ad altre forme d’arte oltre il suono?
Sì, diciamo che mi guardo intorno, e tra tutte le arti il cinema è sempre stato molto importante per me, soprattutto quello orientale. Direi che finora ho modellato il tempo dei miei pezzi su quello di alcuni film (per esempio I ragazzi di fengkuei di Hsiao-Hsien), sia per la creazione dello spazio narrativo sia per il vero e proprio discorso musicale nella sua interezza.
Che influenze “esplicite” ci sono nelle tue composizioni?
Non so esattamente quali siano le mie influenze “esplicite”. Mi piacciono realtà che sono in netta contraddizione tra loro, e mi circondo di tutto. Quindi credo di essere influenzato da una tale massa di cose: David Bowie, Ddward Yang, Thomas Bernhard, Hokusai, Acid Mothers Temple, Clint Eastwood, Mircea Elide, Mario Sironi e un’infinità d’altri. Vengo affascinato innanzitutto dagli uomini e solo in seconda battuta dalle opere e dal loro lavoro.
La musica elettronica ed elettroacustica sembra, a detta di molti, in una fase di stallo da un po’ d’anni. Dopo le meraviglie delle macchine e sembra esser giunta ad un punto in cui nulla più stupisce davvero l’ascoltatore. Forse è il ritorno all’analogico, allo strumento suonato (penso al disco di Pilia per esempio) che può dare ancora delle emozioni?
Lo stupore non mi interessa molto e le macchine non mi hanno mai meravigliato. Ci sono cose che suonano datate e altre fresche, interessanti o meno e non perché appartengono ad una categoria o ad un’altra o perché sono suonate o registrate con questo o quello strumento. Per quanto mi riguarda sono attratto dagli strumenti tradizionali, dagli oggetti d’uso comune e dai riproduttori analogici (audiocassette, giradischi, radio…), per una questione prettamente istintiva e nostalgica; perché il manipolare oggetti visibili mi da sicurezza e perché non credo nelle macchine fatte unicamente di energia elettrica. Mi spaventano.
bio
Nato nel 1976 a Bolzano ha militato come chitarrista e bassista in un’infinità di gruppi e formazioni hard-core e noise fino ai diciannove anni. Avvicinatosi al djing (nel collettivo/etichetta Sonic Belligeranza) ora Rocchetti lavora componendo paesaggi sonori con l’aiuto di vinili rari, e polverosi strumenti analogici (vecchie radio, giradischi modificati, grammofoni).
discografia
“PO BOX 52.5 compilation”, Wallace records, 2003
“but speak fair words”, s’agita recordings, 2003
“the work called kitano”, Bar La Muerte, 2003
link correlati
equalradio.com>sito personale di Claudio Rocchetti
bowindorecordings.com >Bowindo records
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