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Fino al 07.XI.2015 | Franco Cipriano, Togliere il nome alle cose | Spazio Zeroundici, Torre Annunziata

di - 4 Novembre 2015
Fino al 7 novembre è possibile visitare la mostra “Togliere il nome alle cose” di Franco Cipriano, presso Spazio Zeroundici, il “laboratorio” delle mostre di Torre Annunziata, a cura di Felicio Izzo in collaborazione con “Artlante – studi e iniziative per l’arte contemporanea”. Ombre nude della pittura si stagliano sulla soglia di una profezia che sottrae il nome alle cose, dove «Se si toglie il nome alle cose, cosa rimane? Rimangono le cose», commenta essenziale Cipriano. Perché l’atto di denominazione implicherebbe anteporre un concetto che è astratto alla cosa stessa, mettere una cornice, introdurre il discorso lasciando perdere l’essenzialità della materia, fuorviando la visione. L’artista, il maestro di echi proustiani, che tramite il suo lavoro riplasma il mondo, permette di guardare la realtà oltre la realtà stessa, nella sua profondità divenendo profeta delle ombre.

Durante il vernissage del 23 ottobre scorso, è stato inoltre presentato il testo Historia. Tracce, opere, commenti con gli interventi tra gli altri di Gennaro Carillo e Stefano Taccone. L’antologia di scritti su Franco Cipriano si lega imprescindibilmente alla mostra, suggello di una carriera di docenza ancora in divenire, diventando chiave di lettura al suo lavoro. La moltitudine di voci che compongono Historia contribuiscono a formare un ritratto della poetica di Cipriano, senza incappare nella monotonia della narrazione cronologica, ma affidando ad ogni parola un aspetto della sua attività che spazia dalla pittura, fondante, al pensiero filosofico, dall’impegno politico dei primi anni (come sottolinea Taccone) fino alla teoria dell’arte. Al di là poi delle parole, sempre superflue quando si cerca di rubare il senso alle cose, la proiezione del video-omaggio realizzato da Ciro Vitale, opera nell’opera, dove il maestro-profeta viene colto nell’azione del dipingere. Un momento che ricorda Carillo essere di estrema sacralità, quasi come un atto religioso, un rispetto che va ben oltre qualsiasi composizione fonetica, preghiera muta dei segni.
“Togliere il nome alle cose” così le opere rivelano la materia e l’evanescenza della stessa, tra le trame della tela e il suo disfacimento, con la tentazione sempre vigile di attraversare quella soglia tra la presenza e l’assenza degli elementi. Nella sottrazione del nome si riconosce la forma, che è assenza, per dirla con le parole di Felicio Izzo, «Perché il verso è nel vuoto che si crea».
Annapaola Di Maio
mostra visitata il 23 ottobre
Dal 23 ottobre al 7 novembre 2015
Franco Cipriano, Togliere il nome alle cose
Spazio Zeroundici, Liceo Artistico G. De Chirico
Via Veneto 514, Torre Annunziata (NA)
@https://twitter.com/Stars_todream

Nata a Pompei nel 1990, è laureata in Storia e Critica d’Arte presso l’Università degli Studi di Salerno nel 2016. Attualmente collabora con diverse riviste del settore ed è autrice di testi critici per cataloghi e mostre.

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