Dopo aver partecipato al progetto del Castello di Rivoli Concetto, corpo, sogno, da poco concluso, una nuova pagina del catalogo artistico di Lawrence Weiner (New York, 1942) si scrive a Napoli. Rafforzando così quel binario invisibile che unisce Torino alla città partenopea, binario sul quale scorrono ormai consuetudinari scambi fra artisti, galleristi e collezionisti (un po’ meno fra musei, purtroppo).
Il lavoro presentato da Weiner alla Galleria Artiaco può apparire un paradosso: ispirarsi al silenzio nella città del caos. Ma c’era da aspettarselo da un artista –diventato con i suoi statement un guru del contemporaneo- che dichiara di instaurare sempre una relazione speciale con il luogo in cui lavora, e di essere mosso, nell’elaborazione dei concetti che esprime con la sua arte, dall’insoddisfazione nei confronti del mondo che lo circonda. Dalla necessità di provare ad indurre un cambiamento. E quale migliore suggerimento da offrire a una città come Napoli se non quello di abbassare i volumi? Le parole, scandite in lettere maiuscole, scorrono ordinatamente sulle pareti della galleria come un’ode al silenzio, producendo un risultato altamente poetico, sia visivamente che linguisticamente.
Laddove l’enunciato del periodo ipotetico “If silence was…/Se il silenzio fosse…” assume rigidità e forza dal suo essere inscritto in rette parallele, le varie opzioni di risposta si alleggeriscono vergate come su cartigli rotondeggianti, che ci descrivono il mondo della quiete.
Vale la pena di riportare qui integralmente questi segni/parole, perché se Weiner parla di concetto artistico distaccato dalla sua materializzazione oggettuale -vedi il terzo dei suoi famosi principi dell’arte concettuale, enunciati nel 1969- allora bisogna dedurre che questo concetto è comunicabile anche mediante sue riproposizioni fotografiche, semplicemente grafiche o, addirittura, orali:
“IF SILENCE WAS / SE IL SILENZIO FOSSE – AS IF WRAPPED IN COTTON / COME AVVOLTO NEL COTONE – AS IF SHEATED IN CORK / COME CUSTODITO DAL SUGHERO – AS IF BURIED IN FOAM / COME SOTTERRATO NELLA SCHIUMA – WHEN COMPLETED AT A DISTANCE / QUANDO COMPIUTO A DISTANZA – WHEN DELETED FROM THE EMISSION / QUANDO ELIMINATO DALLA MESSA IN ONDA”.
Trattasi o no di poesia (tenendo presente che per Weiner non si può parlare di appartenenza alla corrente della “Poesia visiva”)? Quesito equivalente a quello che ciclicamente si ripropone sulla musica leggera: i testi delle canzoni sono o non sono poesie popolari? Si può, finalmente, in questo melting pot universale, sdoganare il termine poesia ed applicarlo a tutti i campi in cui si utilizza artisticamente la parola? Al lettore l’ardua sentenza…
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Ciao Giovi, i tuoi articoli sono sempre esaustivi! Dobbiamo ancora vederci, aspetto tue notizie!
Raffa