Nasce a Napoli la Homephotogallery PrimoPiano, spazio che si pone l’ambizioso obiettivo di diventare un punto di riferimento per la fotografia e tutti i suoi appassionati del sud, oltre che un luogo di confronto e di crescita. Ad aprire le danze sono i lavori di Margherita Verdi, venticinque stampe in bianco e nero su carta baritata leggermente seppiate e cinque stampe a colore. Scatti che ricordano quelli eseguiti in solitudine da Donovan Wylie e che parlano soprattutto di luoghi “in via d’estinzione”.
In cima a una scala, in fondo a un corridoio o fra mura dissestate, si aprono, con enfasi mistica, spiragli di luce che illuminano realtà decrepite, dove le ferite lasciate dai ricordi sono ancora aperte. Fading Memories recita il titolo: memorie che sbiadiscono. Sono luoghi pronti a svanire, ma le vibrazioni sentimentali che li legano, attraverso uno scatto, allo spettatore, restano impavide.
Nelle fotografie di Verdi molto è onirico. Sembra di guardare immagini prodotte dalla mente, magari ancora intorpidita dal sonno. Flash di spazi sognati, in cui qualcosa rimane ancora chiaro e netto mentre tutto il resto viene automaticamente velato e svanisce velocemente. Un risveglio nel quale si destano con i ricordi anche i sentimenti. Ma in questi scatti molto è anche reale. I ricordi dell’artista palpitano ancora: la colonia estiva che da bambina frequentò, il complesso industriale in Germania che, grazie ad una borsa di studio, fotografò quand’era ancora studente, il carcere fiorentino che il Comune le commissionò di immortalare prima di farlo demolire.
Le foto raccontano le emozioni provate nel valicare, in completa solitudine, ambienti desolati e angoscianti. Sembra che l’occhio dell’artista si leghi inconsciamente ad un angolo, ad un oggetto, quasi cercando un incoraggiamento, una qualche sicurezza.
E mentre tutto intorno si offusca e si rannuvola, l’oggetto-soggetto trovato rimane perfettamente definito.
Serpeggia un senso di rifiuto verso i tempi moderni, sempre più modaioli e poco attenti ai valori affettivi. È la religione del consumismo, che con prepotenza divora ciò che non è più utile, che genera luoghi fantasma. Luoghi dapprima lasciati a sé stessi e poi demoliti. Spazi, comunque, ancora vivi.
luigi rondinella
mostra visitata il 14 novembre 2006
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