Un percorso netto e coerente quello di Giovanni Corvino (Napoli, 1965) e Vincenzo Multari (Cosenza, 1963). Due architetti che hanno contribuito alla definizione di un concetto di cui in architettura si sente la mancanza: quello della qualità diffusa, contrapposto ai troppi interventi eccezionali di cui si riempiono le città.
Un’operazione colta che trova le sue basi nella sintesi fra due capisaldi dell’architettura del Novecento: la lezione di Le Corbusier e i principi di Aldo Rossi sulla città. Nelle loro opere la prima traspare nei trattamenti di facciata e nelle soluzioni strutturali adottate, mentre i secondi sono evidenti nelle modalità di inserimento dell’organismo architettonico nel tessuto urbano, con la volontà di ricucirne le smagliature e di tenerne insieme quei frammenti cresciuti in maniera disomogenea.
La mostra presenta due opere, una realizzata e un’altra in corso di realizzazione -e non è un dettaglio nel panorama architettonico odierno-, in cui è stato sviluppato il tema dell’interazione fra architettura ed arte. Il primo, anche in ordine cronologico, è l’intervento in Piazza dei Bruzi a Cosenza per il quale gli architetti hanno chiesto la collaborazione di Mimmo Paladino, facendo così atterrare un elmo dell’artista su una vasca colma d’acqua che definisce il percorso di accesso e contemporaneamente delimita gi spazi della piazza.
Il secondo è il progetto di restauro della Torre delle Nazioni a Napoli nel quale, in sostituzione dell’originario bassorilievo andato perduto, che definiva il basamento dell’edificio, è stato previsto un intervento in acciaio Corten intagliato con le tipiche sagome di guerrieri, ultimo filone della ricerca artistica di Sergio Fermariello.
Anche qui la scelta di ricorrere ad un interprete delle arti cosiddette visive è stata effettuata dagli architetti in fase progettuale ed ha contribuito ad una reale fusione fra opera d’arte ed architettura. Inoltre, l’aver saputo vedere in opere generalmente assimilate a tableaux, come la serie dei guerrieri in acciaio di Fermariello, una valenza tridimensionale con potenzialità di definizione spaziale assimilabili a quelle di un bassorilievo, è stata indubbia capacità dei progettisti.
In corrispondenza –più casuale che cercata– con questa mostra c’è stata, nel vicino PAN (Palazzo delle Arti Napoli), la presentazione del primo numero monografico della collana Ventre Zoom (ed. Cronopio) curato da Giulia Bonelli, dedicato al duo Corvino+Multari, che pur non spiegando il perché di quel modaiolo segno di addizione presente nel loro nome, ci introduce in maniera viva nel lavoro fortemente sintetico più che semplicemente additivo operato dai due nei loro primi dieci anni di proficua collaborazione.
giovanna procaccini
mostra visitata il 6 febbraio 2006
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