Secca e diretta la nuova installazione dell’artista egiziana Sabah Naim (Il Cairo, 1967). Potrebbe aver pesato l’accusa di decorativismo che le è stata mossa all’indomani della partecipazione alla sezione Smottamenti della 50° Biennale di Venezia o, piuttosto, è il percorso stilistico dell’artista a prevedere questa tappa decisamente più essenziale. Ma il bianco e nero assoluto, stampato su leggeri teli di shantung sospesi al soffitto insieme a sottilissime lastre di alluminio -trattate con i colori della terra e della ruggine- fa dimenticare gli inserimenti pittorici, tipici degli interventi dell’artista, prevalentemente dorati, così come l’invito alla mostra.
Chi ha amato le foto della Naim, trattate con linearismi grafici, sottolineati dall’utilizzo della carta di giornale arrotolata ad integrazione geometrica e concettuale delle sue stampe su tela, resta per un attimo smarrito al repentino cambiamento di stile, pur riconoscendo una continuità nei temi trattati. Infatti, poetica come sempre, l’artista indaga ancora la realtà quotidiana dei suoi concittadini cairoti mediante la fotografia, scattando sequenze di immagini lungo le strade di una delle più popolose città del mondo.
Il risultato è una panoramica di soggetti in prevalenza maschili, vestiti all’occidentale o con divise militari, spesso sorridenti sotto grandi baffi, intenti a “muoversi” nei percorsi quotidiani, oltre che sui veli dell’installazione stessa, al minimo spostamento d’aria. Fra le donne, presenti in percentuale minore, così come realmente accade nei luoghi pubblici del Cairo, vengono presentate, in prevalenza, quelle senza velo, quasi a voler rappresentare la parte della società che più guarda oltre i confini della propria cultura. E di indagine sociale tout court si tratta, anche nella scelta di inserire le pannellature scure che fanno da intercalare fra le foto chiare e trasparenti, come tanti diaframmi di incomunicabilità calati fra le persone che affollano le grandi metropoli mondiali.
Il contrasto fra la leggerezza del velo, usato alla stregua di un supporto rigido per la stampa, e la materia dell’alluminio trattata, al contrario, in fogli sottilissimi e duttili restituisce il senso ultimo della mostra. Che descrive tramite la materia, prima ancora che attraverso l’immagine, le contraddizioni di un popolo in bilico tra tradizione e modernità.
giovanna procaccini
mostra visitata il 20 marzo 2007
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