Ritmo, luce e colore si fondono nello spazio della galleria salernitana, dove Marco Lodola espone alcuni dei suoi lavori più recenti. Si tratta di opere in cui figure bidimensionali “si comportano” come sculture, la cui potenza ludica magnetizza per la curiosa vivacità . Il materiale utilizzato è il perspex, trattato con smalti colorati, ma non mancano lavori più recenti, vale a dire lightbox in cui le vibrazioni del colore sono arricchite da quelle della luce al neon. La mostra è dominata da un totem luminoso di più di 2 m. di altezza, che, nel contesto, attira l’attenzione come un vero è proprio feticcio, un elemento catalizzatore che per la sua imponenza diviene perno immaginario di tutta la struttura espositiva.
Nonostante l’apparente flagranza, le opere esposte sembrano nascondere uno strano dissenso. Esse, infatti, rappresentano figure umane prive di identità . Il contorno che segna lo spazio dei volti è sottratto a qualsiasi fisionomia, come se si trattasse di manichini che hanno un unico compito, cioè rivelare le sfaccettature più inconsuete della quotidianità . Compaiono così gli Acrobati, i vogatori di Otto Con, le eleganti figure di Musical, oppure Sincronettes, dove un gruppo di ballerine si dispone in cerchio, in una performance di nuoto sincronizzato, evocando le forme di un fiore che si schiude al contatto con l’acqua. La continuità con Salerno sta proprio in questa sottile esaltazione dell’acqua, di questo mare che “primeggia” sulla città e che nel titolo della mostra si unifica al nome dell’artista. “LodolAmare ” è la sintesi, in cui la vocazione ad amare il mare si mischia con l’evocazione del peggiore dei sapori, quello che, interpretato in senso figurativo rimanda ad una grave realtà .
Per il vernissage salernitano era prevista una performance musicale di Andy dei Bluvertigo, nell’intento di generare quel connubio tra arte figurativa a musica tanto caro a Marco Lodola, ma un imprevisto dell’ultimo minuto ha impedito ai due artisti di raggiungere la città . Nonostante questo la serata si è svolta all’insegna della contaminazione, con l’intervento di un dj che ha consentito che si rispettasse la volontà dell’artista di creare un unicum di forme eteree e forme tangibili.
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mostra visitata il 1 marzo 2003
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sempre in bocca al lupo Paola!!!