Luca Gemma ha iniziato il suo percorso di artista con la scultura. Questa esperienza gli ha sicuramente permesso una conoscenza e un rapporto con i materiali e con le forme da plasmare che ha senz’altro privilegiato la sensorialità.
Le installazioni che questo artista ha proposto per la mostra vero>falso, un sogno sono un monito a non allontanarsi dalla realtà e dalla bellezza della natura, a non perdere il rapporto con i nostri sensi e a vivere a pieno la nostra realtà spazio-temporale.
Tre scatole metalliche contengono un software che fa muovere strati trasparenti di PVC cui sono incollate autentiche scaglie di pesce. Il suono che questi “strati” emettono è quello delle onde del mare, udibile in ogni punto della stanza, scandito da un movimento e dal ritmo circolare, programmato, che ognuna delle installazioni produce. Per dare un maggiore senso della profondità e spazialità, le macchine sono state collocate in tre ambienti diversi: sottolineano una percezione di movimento, di tridimensionalità come se l’onda arrivasse da lontano per infrangersi ai piedi del visitatore. Il tutto sembra riprodurre la rappresentazione vivente di un dipinto di Giorgio de Chirico, un quadro onirico e metafisico dove le pareti sono la cornice e i personaggi sono i visitatori stessi nel loro percepire e sognare. Alla stanza avvolta dalla penombra e all’inaspettato fragore delle onde si aggiunge il suono fisso e regolare della voce di Antonio Garzotti, un canto che non copre ma accompagna la musicalità naturale del mare: il tutto crea una situazione assolutamente distesa, naturale. In un latente cortocircuito vero-falso.
Nell’epoca del virtuale, l’arte non perde la memoria dei suoni più congeniali al nostro udito, per immergersi nel profondo silenzio del mare e sentire le spazio intorno. Come nella dimensione del sogno, in cui il vero e il falso sono la stessa cosa.
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