Grandi fotografie a colori dai contorni definiti inquadrano steli di fiori che affiorano da sfondi monocromi ed emergono dalle pareti bianche della galleria. Sono queste le immagini che, insieme ad alcuni disegni di piccolo formato, Bill Beckley (Hamburgo, Pennsylvania, 1946) presenta in occasione di questa sua personale.
Non sono una novità sulla scena artistica le fotografie che hanno per soggetto la natura. Nonostante ciò le foto di Beckley hanno saputo trovare un proprio spazio specifico. I suoi lavori fotografici sono frutto di una tecnica precisa. Dal modo in cui l’artista interviene sulle immagini deriva l’eleganza e il formalismo estetizzante che le caratterizza. Con una tecnica impeccabile Beckley si serve del mezzo fotografico ottenendo efficaci effetti stilistici.
In questa serie di opere l’artista continua dunque l’indagine che ha iniziato alcuni anni fa. A partire dal 2000, Beckley, ispirato da un vaso di gigli, inizia ad immortalare con una macchina fotografica gli steli dei fiori, inserendoli su uno sfondo monocromo uniforme. Nei grandi formati, lunghi e stretti, l’immagine è messa a fuoco fino a rendere ben distinti i particolari. Le foto sono state ingrandite fino a rendere visibile la trama degli steli, evidenti da una distanza ravvicinata. Le immagini, come Three Graces (2004), sono ritratte con un’abilità che ricorda l’impossibilità di contenere la natura in uno spazio ritagliato, in una cornice.
Forme semplici, elementari che si piegano, si attorcigliano, sono descritte minuziosamente, diventando così ad un tempo più determinate e più ambigue. Gli elementi, con una messa a fuoco che li decontestualizza, si trasformano in pure forme. L’artista utilizza come sfondo il colore piatto compatto, fortemente marcato donando così all’opera un senso quasi di irrealtà. Eppure, nonostante la quasi assoluta mancanza di profondità in senso tradizionale, le foto creano una forte impressione di spazialità. Il risultato della sua manipolazione si concretizza in immagini in cui i colori brillanti, le superfici lucide, le inquadrature irreali enfatizzano l’astrazione degli elementi riprodotti.
A prescindere dal medium prescelto, non si può fare a meno di sottolineare la costanza nella chiarezza dell’approccio di Beckley, un certo tipo di uniformità che permea il suo lavoro dagli anni settanta. Considerato come uno dei precursori della Photo-Narrative Art, Beckley dopo vent’anni di attività continua ad essere coerente con la ricerca degli esordi. Confermando il suo interesse per la superficie, per la struttura formale e per l’astrazione, l’artista ha costruito un universo personalissimo, a cui aggiunge, con ogni successiva opera, nuovi tasselli.
lorena grieco
mostra visitata il 4 maggio 2004
Promosso dai Comuni di Albinea, Canossa e Quattro Castella con il contributo della Regione Emilia-Romagna, Sconfinamenti è un progetto biennale…
Fino al 10 maggio 2026, il Centro Pecci di Prato ospita una selezione di polaroid realizzate da Luigi Ghirri tra…
Swatch lancia una nuova collezione di orologi in collaborazione con il Guggenheim di New York e la Peggy Guggenheim Collection…
Bellezza che Chiama: un nuovo podcast sperimenta il dialogo tra arte e intelligenza artificiale, mettendo alla prova critica, interpretazione e…
La mitologia classica, gli eroi contemporanei, la disfida con le macchine, tutto vive nella pittura di Nicola Verlato: l’abbiamo raggiunto…
Provengono dalla collezione dell’Ambasciatore John L. Loeb Jr, vale a dire la più importante raccolta privata di arte danese. Saranno…
Visualizza commenti
Oramai le Trisorio fanno antiquariato ...!!!