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Fino al 27.IV.2016 | Quattro appunti su un viaggio a Cosenza | Intragallery, Napoli |

di - 24 Aprile 2016
Freschezza, intensità e innovazione, sono le parole chiave della mostra a cura di Alberto Dambruoso, una collettiva di quattro giovani artisti che racconta un frammento del progetto BoCS Art – di cui Dambruoso è stato direttore artistico – promosso dal Comune di Cosenza e definito «il più vasto progetto di Art residency mai realizzato in Europa». Le opere presentate sono state realizzate durante la residenza, da luglio 2015 a gennaio 2016, o nei mesi immediatamente successivi, quindi esprimono non solo quel clima, quella condivisione, quell’atmosfera stimolante che ha coinvolto più di centottanta artisti da tutto il mondo, ma anche le ricerche portate avanti dagli anni 2000 e i metodi di realizzazione più aggiornati.
Entrando nello spazio espositivo si è accolti dalle opere di Lapo Simeoni (Orbetello, 1979), un toscano che fonda la sua ricerca artistica sui temi legati alla società, alla politica e all’etica con una qualità espressiva notevole e d’impatto.  I suoi lavori per questa mostra, raccontano la società del consumo, la sua caducità e superficialità, in una visione poetica e impalpabile ma con una rete di connessione con gli oggetti di uso comune. Nonostante i toni spesso malinconici, non c’è una rassegnazione alla realtà ma, con la sua arte, Simeoni vuole educare, far riflettere e prendere coscienza per una liberazione futura.
Al centro, sulle due pareti laterali, quasi a voler racchiudere nel suo mondo, Coquelicot Mafille (Parigi, 1975) mostra i suoi lavori scegliendo l’arte del ricamo come forma d’espressione per il racconto. Precisa e caotica allo stesso tempo, crea relazioni uniche tra il reale e l’onirico rappresentando il legame tra uomini, animali e oggetti.

Alla fine della prima sala, si incontrano la tecnologia e la freddezza delle opere di Vincenzo Marsiglia (Belvedere Marittimo, 1972) che entrano in contrasto con i racconti intimi precedenti, fino al momento in cui non vi si entra in dialogo. Infatti, una volta connessi con l’opera, si nota quanto sia estremamente importante il contatto umano, solo con l’interazione con il pubblico il lavoro può trovare la giusta conclusione e finalità. L’opera diventa un oggetto indeterminato che, al contempo, riduce la distanza con il fruitore. L’incontro tra queste due identità crea una nuova opera, come accade nell’installazione Mirror of introspection, dove la tecnologia è al servizio dell’osservatore che entra a far parte del lavoro, prima scorgendo se stesso in una nuova veste e, successivamente, venendo rapito dal passaggio di più figure umane che forzano una riflessione sulla percezione che si ha dell’altro.
Nella seconda sala, si entra in un mondo fatto d’illusioni e realtà, ricordi ed esperienze passate, ricreati dall’artista Raffaele Fiorella (Barletta, 1979) per farci evadere dal mondo di sovrastrutture che ci travolge ogni giorno, immergendoci in un’esperienza multisensoriale.
Chiara Barone
mostra visitata il 16 marzo 2016
Dal 16 marzo al 27 aprile 2016
Fiorella, Mafille, Marsiglia, Simeoni, Quattro appunti su un viaggio a Cosenza
Intragallery
Via Cavallerizza a Chiaia, 57 – Napoli, 80121
Orari: dal lunedì al venerdì dalle 17.00 alle 20.00.
Il sabato dalle 10.30 alle 13.00.
Info: info@intragallery.it

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