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fino al 29.X.2005 | Carlo Levi – Siamo liberati | Napoli, Castel Nuovo

di - 17 Ottobre 2005

La rapida sequenza dei ritratti dà al coro degli sguardi dipinti l’aura di testimoni, assisi lungo la via crucis del pittore. Con molti di loro Carlo Levi condivise il sacrificio della sua libertà di reietto, nutrendo insieme una strenua fede “rinascimentale” contro l’eresia nichilista della guerra. Una via crucis lunga un decennio, dal ’38 al ’48, durante il quale Levi snocciola idee come perle di un rosario, un calvario della mente che spiega l’alchimia tanto terrena dei suoi generosi presentimenti. Così vince anche lui la “paura della pittura”, come la chiama in un suo saggio del ’42, ora in catalogo: caricando la tela con colori che sembrano aggrapparsi in gorghi e stare in vertiginoso equilibrio, aggrovigliati sul punto di sciogliersi. Ed è chiaro il perché del suo cauto esultare: siamo liberati, e non già liberi, perché non si ha libertà senza una liberazione, senza che alla vita sia restituita l’esistenza, alle passioni perdonati gli eccessi e alle speranze risarcito il danno delle delusioni.
Quei visi si incarnano nel colore stentatamente, come frutti decidui costretti in una cesta di vimini, e come le nature morte qui esposte, che sono destinate a sfiorire. E proprio l’esser còlti nell’istante maturo rende anche questi volti umani saturi di un sapore riposto. Ciascuno di essi evoca di per sé una “liberazione”, rendendo omaggio -con studiato tempismo della Fondazione Carlo Levi e della Società Napoletana di Storia Patria- all’anniversario della nostra Resistenza. Cesare Pavese e Leone Ginzburg che con Levi e Pintor collaborarono alla nascita della Einaudi; Eugenio Montale che Levi indusse a scrivere articoli politici; Annamaria Ichino che lo aveva tenuto nascosto nella sua casa di Firenze; suo padre. E ancora i ritratti di Carlo Emilio Gadda, e di Silvana Mangano, dei suoi amici antifascisti. Resta isolato e come imprevisto il dipinto della Fucilazione: ma l’atrocità dell’episodio decanta in una indistinzione di corpi senza vita che pretendono all’universalità del martirio. E su tutto veglia il sorriso amaro di un uomo che per i suoi “occhi scrutatori” Neruda amava paragonare a un gufo, tanto che ci sembra di vederlo nelle sembianze del gufo dipinto, similis cum similibus.

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Carlo Levi, “Siamo liberati”, Cinquanta opere dalla Resistenza alla Repubblica – Napoli, Complesso monumentale di Castel Nuovo – Sala della Loggia – dal lunedì al sabato dalle 9.00 alle 19.00 – biglietto d’ingresso al Museo Civico – Segreteria organizzativa e Ufficio Stampa tel.: 081 5785810 cell.: 347 0702350 – mail. fuani.marino@libero.it

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  • Non è uno scherzo...sono sempre io...carmen metta tua cugina...wa sei proprio brava....ho letto i tuoi articoli...complimenti...continua così..

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