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fino al 3.III.2008 | La Cina è vicina | Napoli, Pan

di - 24 Gennaio 2008
Che bello vedere finalmente una mostra valida, realizzata in una sede istituzionale, con un minimo finanziamento pubblico e con l’aiuto di sponsor privati. Evidentemente, la scelta di un curatore giovane e intraprendente, unita all’esposizione di collezioni già presenti sul territorio a pochi passi dal museo, si è rivelata vincente. Vale, quindi, la ricetta secondo la quale con pochi e giusti ingredienti -qualità delle opere, chiare scelte curatoriali, buon allestimento e ottimi apparati didattici- si può realizzare un progetto che abbia tutte le carte in regola per diventare una mostra itinerante. Ma perché stupirsi? Perché l’ordinario, in città come Napoli, diventa sempre straordinario.
L’eterogeneità della collettiva è tenuta insieme da un rigido, ma quanto mai chiaro, apparato teorico, che detta anche la distribuzione delle opere lungo il percorso espositivo. Ogni sala ha un titolo e, con esso, un tema. Si inizia con la Pop Art e quindi con Mao (1972) di Andy Warhol, prima icona da cui trae linfa l’arte cinese post-rivoluzionaria. Quando la Cina si apre al mondo, dopo la morte di Mao Tse-Tung, trova che qualcun altro l’aveva già rappresentata nella sua essenza. L’impatto è così forte che, in pochi anni, la rivisitazione dell’immagine di Mao in chiave pop si fa dilagante, tanto da creare una corrente Mao-pop, che comprende le opere di Shi Xinning in mostra, in cui compare Mao a Las Vegas o in compagnia di Audrey Hepburn.

Il diffondersi a macchia d’olio, in seguito, del consumismo occidentale è evidente nelle opere dei Luo Brothers e in Requesting Buddha (1999) di Wang Quingsong, il quale coniuga la sua opera anche secondo gli echi più autentici dell’arte tradizionale cinese in opere come Eterealbeauty (2003).
La vera forza della tradizione appare però nel video Fen Ma Liuming Walks the Great Wall (1998), tratto da una performance sulla Grande muraglia di Ma Liuming che, in apertura della mostra, fa da contrappunto al video della monumentale sfilata di Fendi del 2007 sulla stessa Muraglia, presentato in chiusura. La forte velocità di cambiamento della Cina, registrata da questa contrapposizione di video, è evidente anche in altre opere, che ne sottolineano allo stesso tempo tutto il malessere provocato nella popolazione, come The First Intellectual (2000) di Yang Fudong e le graffianti opere fotografiche di Li Wei.
Molto interessante è l’analisi sulla condizione della donna in Cina, puntualmente registrata in due sezioni espositive, con le opere di Cui Xiwen -le bambine della scolaresca pop di One day in 2004 No. 2 (2004) sono tutte ferite da abusi-, di Yang Quian -con le prostitute di Hotel Bathroom No. 13-, di Liu Jin -che ironizza sul sogno di emancipazione della donna in Same You, Same Me.

Al termine della rassegna, tutta da scoprire insieme all’interessante catalogo, è proprio l’affermazione del titolo a rimanere sospesa. La Cina sarà poi così vicina? La mostra non lo afferma espressamente, ma basta andare per bancarelle nelle vie dello shopping o affacciarsi nei sottoscala degli edifici diroccati del centro storico o, soltanto, leggere Gomorra per capire che, sì, qui la Cina è molto vicina.

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mostra visitata il 15 dicembre 2007


dal 14 dicembre 2007 al 3 marzo 2008
La Cina è vicina
a cura di Diego Esposito
PAN – Palazzo delle Arti Napoli – Palazzo Roccella
Via dei Mille, 60 (zona Chiaia) – 80121 Napoli
Orario: feriali ore 9.30-19.30; festivi ore 9.30-14; chiuso il martedì
Ingresso: intero € 5; ridotto € 3,50
Catalogo Electa Napoli, € 30
Info: tel. +39 0817958605; fax +39 0817958608; info@palazzoartinapoli.net; www.palazzoartinapoli.net

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