Ha tutta l’aria di un brodo primordiale il caos che regna nelle opere di Alberto Di Fabio (Avezzano, L’Aquila, 1966; vive tra Roma e New York). Dalle composizioni più simmetriche a quelle amorfe e in continuo movimento, l’impressione è quella di una vitalità organica, e non di una semplice ricerca “astratta”. Fonte d’ispirazione sono proprio i testi scientifici che, grazie alle immagini, raccontano il ciclo di vita di cellule e altri microrganismi, filtrato attraverso i colori di microscopi e vetrini istologici. Negli ultimi lavori dell’artista sono i neuroni a farsi protagonisti, particolarmente “fotogenici” per la loro forma ramificata, quasi tentacolare. Laddove le sinapsi si incontrano e l’informazione viene emessa e recepita, l’energia prodotta assume una propria forma, riproposta con schizzi e striature di pittura. L’esperienza sinestetica che dà il titolo alla mostra non è un effettivo coinvolgimento di tutti i sensi, quanto la ricerca di una risonanza emotiva suggerita dal vibrare dei colori, che dona a queste opere un quid cinetico.
Le dodici opere sospese all’ingresso della galleria suggeriscono un fluttuare di forme perfettamente in linea con il soggetto rappresentato. L’uso della carta da regalo cinese come supporto lascia intravedere disegni dalle linee rosse prestampate, che si confondono con l’elemento pittorico, ora contrastandolo, ora enfatizzandolo. Sembra inoltre che il modello orientale si riproponga nella calibrazione dei vuoti e dei pieni, lasciando che i filamenti si inseguano, si attorciglino, per dar vita a qualcosa di poco realistico, seppur ipoteticamente reale. L’indagine sulle forme naturali attinge dall’universo corpuscolare, alla ricerca di forme primarie che ripropongano gli equilibri cosmici. Le grandi tele appaiono come dettagli ingranditi, con piccole particelle bianche sospese a fare le veci di microrganismi agitati da scariche elettriche.
Questo tipo di pittura “organicistica” appare il punto di approdo di una ricerca portata avanti non solo sul nostro essere, ma principalmente sul nostro percepire. L’attenzione si sposta dal vigore della materia all’inconsistenza dei sensi, stimolati attraverso un linguaggio optical che fa uso di una composizione a raggiera con un centro propulsore di energia. Ed è proprio questa intrinseca vivacità a caratterizzare l’esistenza di ogni organismo, di qualsivoglia dimensione. Tanto che la distinzione tra micro e macro appare superflua, e il contesto da cui il dettaglio è estrapolato perde di importanza. L’interesse per il mondo scientifico si trasforma in una re-interpretazione artistica del reale. Che, invece di studiare le reazioni fisiologiche, lavora per stimolarle.
alessandra troncone
mostra visitata l’11 maggio 2007
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