In spazi contigui ma separati, Hervé Ingrand e Cathy Wilkes allestiscono due mostre autonome. Il principio strutturante di Cetéternelatelier, titolo dell’esposizione di Ingrand, si risolve nella riproposizione di un’idea nata undici anni fa. L’allestimento parte da un lavoro originario che denomina l’intero sistema espositivo. E’ nel 1994 che nasce il progetto dei 7 atelier. L’artista francese comincia ad interrogarsi sulla possibilità di trasformare il suo studio in un’opera d’arte. Le due tele esposte hanno infatti come soggetto il luogo che l’artista vive quotidianamente. Ingrand apre il suo spazio smascherando trucchi e suggestioni, riportando sulla superficie bidimensionale della tela l’intima realtà del suo laboratorio. La figurazione, pur essendo il cardine dell’impianto formale, non è però lo scopo dell’osservazione, ma costituisce il pretesto per ragionare sulla rappresentazione dell’atelier e per riplasmarlo simbolicamente. La sua pittura si protende verso un mondo del tutto personale e l’artista persegue la sua ricerca con uno slancio totale. In mostra anche uno specchio rotto che ricorda un’azione performativa (La caduta dello specchio) e una scultura costituita da una pila di quadri che nel contesto complessivo assume un ruolo simbolico, quasi totemico.
Il nuovo lavoro di Cathy Wilkes (presente in Biennale in rappresentanza della Scozia) rivela una capacità narrativa e una forza concettuale spiazzante e coinvolgente allo stesso tempo. L’artista ha realizzato un intervento espositivo occupando solo un angolo della galleria. L’installazione è costruita con utensili ritrovati, oggetti della propria quotidianità assemblati con cura.
Sono oggetti che, se da un lato escludono la presenza umana, dall’altra la richiamano attraverso un sistema di riferimenti iconografici e formali. Un lavandino, due televisori disposti di spalle, un bicchiere di vetro, un passeggino, un recipiente con acqua e benzina e alcune briciole disperse sul pavimento. Oggetti leggeri e solidi, fragili e pesanti sembrano volersi sottrarre all’attuale consumismo estetico per rilevare il potenziale espressivo insito nell’oggetto stesso. Occupando solo un piccolo spazio, l’artista ha creato una dimensione intima, una sorta di barriera immaginaria. Anche gli oggetti disposti sui piccoli dipinti alle pareti appaiono svuotati del loro senso comune, carichi del loro bagaglio di segni e memorie. Il lavoro di Cathy Wilkes esprime la narrazione dell’esperienza, destinata a comunicare in maniera diversa rispetto ad ogni spettatore.
lorena grieco
mostra vista il 6 giugno 2005
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complimenti! ho visitato la mostra e la rec. mi ha restituito cio che ho sentito dopo averla vista...