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fino al 31.VIII.2009 | Transit 2 | Napoli, Madre

di - 23 Luglio 2009
Non sempre il nome di un marchio documenta l’origine di un manufatto. Ma i quindici cimbali della Istanbul Agop scelti da Danilo Correale per la suite musicale The Istanbul Symphony – suonata da tre musicisti italiani nel cortile del Madre – sono stati fabbricati proprio in Turchia.
Se la fortuna del cimbalo non è stata scalfita dal progresso tecnologico, lo si deve alla sua straordinaria capacità di adattarsi nel tempo ai più diversi impieghi. Uno strumento duttile e resistente, utilizzato nel XVIII secolo dalle bande mehter per incoraggiare i cavalieri ottomani sul fronte, dai compositori romantici europei e, ancora oggi, da turnisti jazz occidentali e dai batteristi della scena indie-rock di Istanbul come Duman e Replikas.
Il motivo principale dell’intervento di Correale risiede nella dialettica spaziale e simbolica tra l’esposizione del set di cimbali utilizzati per la performance e il motivo geometrico del triangolo, segno della sua trascrizione pentagrammatica. Un segno che investe in modo tautologico anche le opere dell’installazione Shelf: una serie di oggetti esposti su una mensola, che include reperti aziendali della Istanbul Agop, un grafico genealogico della società, la foto di un maestro artigiano armeno, un paio di pentagrammi in cornice e alcune vecchie cartine delll’Impero ottomano.
Sovrapponendo due triangoli alla mappa di The Ottoman Empire, Correale reinventa la geografia del Mediterraneo. Le due figure geometriche in plexiglas lambiscono al contempo lo stretto dei Dardanelli, il Bosforo e la penisola italiana. Una piattaforma simbolica, che mette in comunicazione su un piano ideale l’Italia e la Turchia.
Correale porterà poi al PiST una boîte-en-valise in serie limitata con alcuni gadget di scena esposti a Napoli, insieme alle registrazioni audio-video dell’esecuzione di Istanbul Symphony. La suite in tre parti sarà poi reinterpretata da musicisti turchi il prossimo 8 settembre, come evento collaterale della 11esima Biennale di Istanbul.
La parola cimbalo, proveniente dal greco kymbalon, ovvero ‘cavità che contiene’, rimanda alla bacinella blu di Breaking The Waves: un contenitore riempito d’acqua e utilizzato come schermo da Didem Özbek e Osman Bozkurt, per proiettare a bassa fedeltà un filmato di repertorio su uno sbarco di rifugiati a Lampedusa.
Un intervento che stride volutamente con la lotteria Un viaggio da sogno ideata dai due artisti coetanei. Un concorso – ancora a caccia di sponsor – che offrirà al visitatore del Madre sorteggiato un viaggio al di là del Bosforo per la Biennale di Istanbul.
Gli altri interventi di Bozkurt e Özbek vertono sulla ricerca sistematica degli indizi della presenza italiana a Istanbul. Eppure ogni ricordo che si rispetti ha i suoi buchi. In Flashback-Flashforward alcune diapositive bianche si alternano come vuoti di memoria ai ritratti fotografici fin de siècle di lavoratori italiani immigrati in Turchia.

Le tre tracce video di Flashback of Fools rappresentano invece il tentativo di documentare l’attività del grocery shop “Napoli”, avviato da un immigrato italiano nel quartiere Pangalti. La storia cinquantenaria della drogheria è ricostruita a colpi di riprese in esterno con camera fissa, interviste ai proprietari, effetti di morphing e dissolvenze.
Curatori e artisti coinvolti ben sanno che non si può flirtare con l’Altro senza tuffarsi nel suo passato.

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dal primo luglio al 31 agosto 2009
Transit 2
a cura di Eugenio Viola, Adriana Rispoli e Pelin Uran
MADRE – Museo d’Arte Donna REgina
Via Settembrini, 79 (zona San Lorenzo) – 80139 Napoli
Orario: da lunedì a venerdì ore 10-21; sabato e domenica ore 10-24
Ingresso: intero € 7; ridotto € 3,50; lunedì ingresso libero
Info: tel. +39 08119313016; www.museomadre.it

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  • Danilo Correale è un bravo artista, al quale si augura tutto il bene possibile. Buona tecnica, belle idee, tanta voglia di crescere e maturare. Purtroppo questa prova è stata davvero infelice: sciatta, insipida e intellettualistica (ma in modo banale e davvero poco originale). Il connubio con i due artisti turchi, poi, sa di posticcio. Del resto, la Project Room del Madre è uno spazio terribile, nel quale bisogna fare salti mortali per esporre qualcosa di minimamente decente... povero chi ci capita

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