Nell’installazione Le bateau ivre (2001), presentata al Theatre du Péryscope di Nîmes, la giornalista Marie Godfrin-Guidicelli ha ritrovato qualcosa dello spirito di Jacques Tati. Il paragone con la comicità surreale del regista francese, che per ovvie ragioni non è orizzontale, non sembra infondato. Le idiosincrasie ambientali e stereometriche del Monsier Hulot di turno sono anche quelle del pubblico attonito che si è trovato al cospetto di un battello di carta enorme, per uno scherzo da collegiale diventato poi un video 16mm nello stesso anno.
In una parte della produzione di Olivier Grossetete (Parigi, 1973) il rapporto uomo-ambiente viene falsificato con vis ludica grazie ad un oggetto sovradimensionato, come nel caso del progetto Ascension sociale, presentato negli spazi dell’Institut Français de Naples. Una mongolfiera sormontata da un finto pallone aerostatico realizzata per intero con la corrispondenza cartacea delle sue pratiche professionali. Solidarietà progettuale tra arte e vita (vita professionale nello specifico), espressa anche quando nel 1997 l’artista residente a Marsiglia accumula
Gli spettatori che transitano sullo scalone dell’edificio non possono ignorare due archi a tutto sesto assemblati con cartoni da imballaggio che replicano gli elementi architettonici dello spazio espositivo. La presenza di queste installazioni in scala pantagruelica è contemperata grazie all’esposizione di alcuni lavori taglia small: 2 vedute napoletane incise su cartone tecnicamente pregevoli ma comunque non entusiasmanti, e soprattutto le cinque farfalle imprigionate in piccole teche di vetro tratte dalla serie Papiloma procerverbalis. Queste amorevoli creature realizzate con la carta delle multe che l’artista ha contratto realmente nella vita sfoggiano una mimesis impeccabile e riescono ad appagare finalmente lo sguardo e l’umore dei visitatori.
giuseppe sedia
mostra visitata il 13 ottobre
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