Categorie: napoli

fino al 5.II.2005 | Anri Sala | Napoli, Galleria Alfonso Artiaco

di - 24 Gennaio 2005

Ancora gioventù nella galleria di Alfonso Artiaco. Dopo l’apertura-evento affidata a Perino & Vele, esattamente a un anno di distanza dalla proposta del duo Bianco Valente, si torna alla videoarte con una stella internazionale del settore: Anri Sala (Tirana, 1974), talento albanese di stanza a Parigi, trenta primavere alle spalle. Ambasciatore culturale di una non-nazione? Forse. Ma Anri Sala è a pieno titolo -e mostra di sentirsi- innanzitutto un artista e, in quest’ottica, la nascita a Tirana e i regolari ritorni a casa appaiono elementi accessori. Onore al merito, tutt’al più, per aver saputo inoculare in patria i germi di una nuova creatività, emancipandosi da una situazione che -nello sgretolarsi dell’ancien régime e nel cozzo contro il capitalismo- si teneva abbarbicata alla solenne iconografia del socialismo reale.
In ogni caso, chi pensava che a Palazzo Partanna, dopo i clamori dello “scomodo” Kubark, l’atmosfera si fosse tranquillizzata ha dovuto fare i conti con gli stimoli altrettanto forti di un dittico di pellicole che, separatamente, sollecitano i sensi fino al parossismo. Non tutti, però, e non tutti insieme.

Incalzante, inesorabile è il crescendo che straripa nell’udito in un Untitled brillante di molteplici verdi, una progressione sonora che accompagna l’intrufolarsi, sempre più invadente e selvaggio, di una sorta di rostro natante nel cedevole flettersi del fogliame. Morbido l’inizio, cullato dal liquido fruscio palustre: incipit rassicurante ma effimero, giacché il rombo del motore sopraggiunge presto a frangere l’indolente sciacquio della gora, prima spezzato dallo schiocco dei rami e, poi, definitivamente sovrastato dalla cieca e assordante prepotenza della macchina. Piede a tavoletta sul girato, per questa violazione di domicilio naturale che irrompe rintronando nell’orecchio.

Con uso accorto del paradosso, il filmaker brandisce il seducente potere della fastidiosa esasperazione anche in Three minutes, lavoro accurato e di grande eleganza, con gradevole effetto da cinema d’antan. Timpani imbottiti di rassicurante silenzio, ad essere sedotta stavolta è la vista, ripetutamente abbacinata dalla luce che, nell’incontro con un disco di bronzo, saltella, singhiozza, rimbalza con argentea vivacità, irradiando onde concentriche sul gong della pupilla. Difficile, impossibile distogliere lo sguardo, come se quel cadenzato batti e ribatti sulla superficie di metallo celasse un potere ipnotico. Rigore e semplicità che inchiodano. Basta poco. Pare poco?

anita pepe
mostra visitata il 18 dicembre 2004


Anri Sala
Galleria Alfonso Artiaco, Piazza Dei Martiri 58 (80121). +39 0814976072 (info), +39 08119360164 (fax). lunedì: 16.00-20.00 /dal martedì al sabato: 10.00-13.30 /16.00-20.00 info@alfonsoartiaco.com . www.alfonsoartiaco.com .


[exibart]


Visualizza commenti

Articoli recenti

  • Personaggi

Parola a Salvo Bitonti: l’Accademia Albertina di Torino e il futuro della formazione artistica

Il direttore dell’Accademia Albertina di Torino Salvo Bitonti ci racconta la sua visione per una formazione artistica sempre più internazionale,…

15 Febbraio 2026 0:02
  • Danza

Lo Schiaccianoci, icona estrosa della contemporaneità per Mauro Bigonzetti

Per la MM Contemporary Dance Company Mauro Bigonzetti firma una nuova versione dell’iconico Schiaccianoci: c’è tutto del grande balletto classico,…

14 Febbraio 2026 15:30
  • Arte contemporanea

Tra ombre e lenzuola: Francisco Tropa trasforma Palazzo De’ Toschi a Bologna in uno spazio del tempo ciclico

A Bologna Francisco Tropa presenta Miss America, un’installazione che unisce performance e scultura, trasformando un gesto ordinario in un dispositivo…

14 Febbraio 2026 15:00
  • Mostre

Nell’arte poetica di John Giorno la metrica è la misura del nostro corpo

Il Museo Mambo di Bologna apre alle pratiche multisensoriali di John Giorno, tra parola e ambiente, voce e spazio d’ascolto,…

14 Febbraio 2026 13:10
  • Mercato

All’asta il manoscritto di Ippolita Maria Sforza, la principessa che collezionava libri

Il codice miniato appartenuto alla dote di Ippolita Maria Sforza riaffiora dopo secoli e va in vendita da Il Ponte.…

14 Febbraio 2026 12:31
  • Attualità

Il licenziamento di Sebastian Smee al Washington Post diventa un caso. Quale futuro per la critica d’arte?

La ristrutturazione della sezione Arts and Entertainment del Washington Post, con l’uscita del critico d'arte Sebastian Smee, racconta una crisi…

14 Febbraio 2026 12:30