Francesco Jodice (Napoli, 1967; vive a Milano) è di certo tra i primi.
Dopo essersi immerso nel tempo sospeso di Citytellers
al Madre, filmati indaganti tre dei più significativi microcosmi
socio-urbanistici mondiali – l’archeologia
dell’umanità di Aral, il neoschiavismo
di Dubai, l’auto-organizzazione civile di
São Paulo – il pubblico napoletano ne ritrova volti e fisionomie paesaggistiche
squadernati sulle pareti della galleria, in scatti tratti dai sopralluoghi
preliminari.
L’impatto non è dei più semplici: usciti dal mobile fluire
su schermo, luoghi e personaggi sembrano quasi cristallizzati e depauperati
della suggestione cinestesica; ma basta un attimo, e la prima superficiale
osservazione si converte nella consapevolezza che qualcosa di nuovo, e
superiore, è avvenuto. Si accostano alle foto – tutte stampate in grande
formato, quasi a voler lasciare intatta, se non la dinamica, almeno la
dimensione filmica – riquadri di scrittura infantile realizzata direttamente
sui muri. La grafia puerile e inesatta cozza decisamente con il nitore e
l’esattezza ottica delle immagini, ma ancor più con il contenuto veicolato,
testi di geopolitica di non immediata interpretazione.
In una brusca virata di spiazzamento metalinguistico,
l’artista rende percepibili i meccanismi mediatici di trasmissione del sapere e
come la società civile sia ancora indifesa e vulnerabile, proprio come un
bambino, di fronte a un flusso dell’informazione continuo ma non sempre
completo e corretto, mettendo in crisi la stessa certezza dell’ottenimento e
percezione della verità. E un ulteriore livello di senso si palesa nel momento
in cui si apprende che a ricopiare i testi sono stati “arruolati” proprio bambini.
In una sorta di “autorialità” per interposta persona,
l’artista, spingendo le nuove generazioni a confrontarsi con problematiche
lontane geograficamente ma non qualitativamente, riesce – oltre che a ricreare
in maquette la sua metodologia laboratoriale di lavoro in équipe – a inverare
la componente relazionale essenziale nel suo lavoro: indurre un riflessione su
dinamiche fisicamente distanti per farvi riconoscere paradigmi non così diversi
dal proprio contesto di vita e per far guardare a quest’ultimo con rinnovata
consapevolezza.
Dal filmato è nata un’opera ambientale che invade tutto lo
spazio espositivo, e da essa si è innescata una scintilla relazionale di
conoscenza e cambiamento che non può che richiedere di trasudare dallo spazio
dell’arte a quello civile e sociale.
articoli correlati
Jodice
al Mambo
Alla
Gam di Torino
Da
Di Marino nel 2006
mostra visitata il 14 dicembre 2010
dal 14 dicembre 2010 al 5
febbraio 2011
Francesco Jodice – So far so long
Umberto Di Marino Arte
Contemporanea
Via Alabardieri, 1 (zona Chiaia) – 80121 Napoli
Orario: da lunedì a sabato ore 15-20; mattina su appuntamento
Ingresso libero
Info: tel + 39 0810609318; fax +39 0812142623; info@galleriaumbertodimarino.com;
www.galleriaumbertodimarino.com
[exibart]
Non un semplice documento di programmazione, ma una presa di posizione sul ruolo contemporaneo dell’istituzione museale. Con il primo Piano…
"I'm a Gardener" è la nuova mostra di OCA – Oasy Contemporary Art and Architecture, fino al 1° novembre 2026:…
Diego Marcon, Xin Liu, June Crespo e Lenz Geerk in quattro personali che esplorano ricerche radicalmente diverse, dalla narrazione fantastica…
I fiori amorosi di Chagall, il tempo sospeso di Donghi, la vita collettiva di Guttuso. Sguardo in anteprima ai top…
A Tbilisi prende forma il progetto di una nuova Trump Tower progettata da Gensler: appartamenti e negozi di lusso, in…
All’Università di Cassino, la mostra di Carlo De Meo mette in dialogo pittura e installazione, tra memoria visiva e contaminazione…