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Nuvola Ravera, Soap Opera | Fondazione Made In Cloister, Napoli

di - 1 Aprile 2019
Un persistente odore di pulito: un’ottima traccia da seguire. Un profumo di primavera e buone abitudini ha invaso l’ampio corridoio murato dell’antico lanificio borbonico, uno degli infiniti spazi di meraviglia che Napoli concede con assoluta nonchalance. Come se niente fosse. Eppure qui ci muoviamo tra scale e corrimano furibondi, archi e facciate che conducono ad altri corridoi come questo, altre stanze occupate da beneficiari silenziosi e ottimisti, in un luogo che centra il punto della bellezza, proprio per quella sua natura di scarto, di avanzo, di innocuo residuo. Il lanificio è uno sconcerto.
Occupato dalla Fondazione Made in Cloister – in un’ottica di recupero e riconversione continua che ha riguardato anche l’ex Chiostro abbandonato all’interno del complesso – il corridoio che ospita l’installazione dell’artista Nuvola Ravera (Genova, 1984), un tempo adibito a semplice deposito, è stato adesso ripulito in un senso ampio, quasi metaforico. Ribattezzato Lab. Oratorio, lo spazio è stato destinato alla ricerca e alla sperimentazione, accogliendo giovani artisti aperti all’esplorazione dei luoghi, capaci di fascinazioni che producano opere che abbiano un senso preciso in loco.
La mostra, a cura di Chiara Pirozzi e realizzata grazie al sostegno del MiBAC e di SIAE, nell’ambito dell’iniziativa “Sillumina – Copia privata per i giovani, per la cultura”, ha tutti i presupposti della ricerca archeologica: l’osservazione, l’analisi del sito di scavo, la rimozione dei reperti strato per strato.
Nuvola Ravera, Soap Opera, Made in Cloister, Napoli 2019. Foto di Danilo Donzelli
L’artista ha infatti stravolto lo spazio, reinterpretandone le parti come i resti di una pavimentazione preesistente, in parte andata perduta. Mattoni e cocci, frutto di un finto dejà vu, sono disseminati in una sorta di pianta in scala 1:1. Riflettendo sul rapporto con le monumentalità, Nuvola Ravera ha adoperato un materiale deperibile, il sapone, il cui carattere solubile lo rende adatto allo scopo, quello cioè di comunicare un’intemperanza nella vita delle opere d’arte. Le opzioni di tutela che si pongono come interrogativo di fronte ad un’opera, specialmente quando è architettonica, quando cioè riguarda un complesso ampio, devono fare i conti con questa ingovernabilità.
Allora è interessante l’atteggiamento dell’artista verso uno spazio il cui passato è difficile da ignorare. Ma tali sono stati i mutamenti dentro quel perimetro e così aperto è stato quel luogo, così esposto alle intemperie, che adesso non c’è spazio per una vera riconversione. Si incornicia piuttosto quello che c’è già, lo si delimita, proteggendolo in parte, rischiando tuttavia di renderlo un luogo aristocratico, ossequioso, in cui si ha paura di alzare la voce.
Eppure un passato collerico e tumultuoso è stato qui. Qualcosa di violento come un saccheggio ha attraversato queste mura. I trascorsi dei luoghi si leggono, se vogliamo, nella loro cortesia a farsi occupare. Perciò adesso arte sia dentro questa meraviglia e poi musica e chiacchiera ed evasione. Sono davvero sciocche le cose che danno soddisfazione. L’odore di pulito, per esempio.
Elvira Buonocore
Mostra visitata il 23 febbraio 2019
Dal 15 febbraio al 30 marzo 2019
Nuvola Ravera, Soap Opera
Fondazione Made in Cloister
Piazza Enrico de Nicola, 48 – 80139 Napoli
Orari: dal martedì al sabato, dalle 10 alle 19
Info: info@madeincloister.it

Nata a Pagani nel 1989, si forma come autrice parallelamente a una intensa esperienza di recitazione. Forte di una formazione classica, si muove poi al di fuori di un preciso percorso accademico, frequentando laboratori e stage di recitazione e scrittura teatrale. È parte della compagnia Teatro Grimaldello, per cui realizza testi e adattamenti. Collabora a progetti curatoriali.

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