Napoli c’è. Napoli si muove. Eccome. Va e viene, guarda e commenta, s’aggruppa e si separa, certa prima o poi di ritrovarsi. Senza appuntamento, schivando addobbi e vetrine scintillanti, le facce un po’ naufraghe della community dell’arte s’aggrappano le une alle altre, anche quando fingono di non (ri)conoscersi. Mostre a go-go mentre il Natale è in agguato.
La manna degli eventi comincia a piovere l’ultimo sabato d’Avvento, con gli art addict –di passione e di mestiere, acerbi e maturi, pesciolini e squali– freneticamente intruppati da una galleria all’altra, a sgomitare su e giù per via Chiaia, nella calca dei forzati dello shopping. Première esplosiva per Not gallery, factory di Marco Izzolino e Manuela Esposito: complimenti, colli che s’allungano nel pigia-pigia e traffico intenso lungo le scale. Gustosi gli Atrium Project, deliziose le loro piastrelle. Giovani, carini e affollati anche da Fonti, dove Lorenzo Scotto di Luzio guadagna voti alti col suo colorato Mondo fantastico, cartoon meritevole per calibrata animazione e presenza di contenuti d’illustre ispirazione (vi dice qualcosa un certo Eliot?).
Frastornati dal glamour, si trova un po’ di requie nella penombra di Alfonso Artiaco, dove si torna alla videoarte con due esasperazioni sensoriali firmate Anri Sala: così, dopo che un rombo assordante ha strappato l’orecchio allo sciabordio della gora verdognola, la pupilla si lascia abbacinare con inspiegabile piacere dal battito della luce sul piatto di bronzo.
Domenica, mezzogiorno di fuoco da Lia Rumma, dove sul corpo sontuoso e giorgionesco di Marina Abramovic uno scheletro riposa in pace, ma non troppo. E non è tanto per la performer che, ad intermittenza, si culla gemendo, ma perché l’irresistibile richiamo delle pubbliche relazioni impiega poco a giustiziare l’atmosfera da cattedrale così volenterosamente tentata all’inizio.
È lunedì quando il freddo mette le mani sulla città. Nel buio fitto, un gruppetto istituzionale di pionieri intirizziti s’avvia verso la colonna eretta nell’omphalos del Plebiscito, attorno alla quale s’avviticchiano i pezzi delle due Italie intrecciate di Luciano Fabro. Girogirotondo, qualche parolina e poi ritirata strategica: partita rinviata all’indomani, mentre contemporaneamente Mimmo Scognamiglio apre a Mimmo Paladino. Insomma, riposo differito, nonostante nell’agenda “light” del martedì fosse già calendarizzata l’ennesima tappa degli Annali dell’Arte:Gordon Matta Clark a Capodimonte. E non vi sarete mica scordati di Caravaggio, Hirst, Schnabel?
Insomma, muovetevi. Napoli si muove.
anita pepe
scheda evento Gordon Matta Clark a Capodimonte
scheda evento Lorenzo Scotto di Luzio
scheda evento Mimmo Paladino
scheda evento Marina Abramovic
scheda evento Anri Sala
[exibart]
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Ieri interpretavo Tenco, oggi mi ispiro a Eliot e domani chissà a quale personaggio illustre mi azzeccherò come una sanguetta, per cercare di strappare commenti a prescindere.
Anita Pepe cambia mestiere!
Trapela? bravo, tu te ne intendi. Un po' come incazzarsi perchè in passato gli artisti interpretavano la bibbia omero... che sanguette!
Certo che se tutti facessero così staremmo ancora ad Omero e compagnia cantante. E forse è proprio questo il motivo per cui, quando giri per gallerie, ti sembra di vedere tanto ottocento.
Il problema non è neanche dell'artista che ha le sue esigenze e va compreso, ma dei poveri fessi che si ammoccano questi escamotage pseudointellettuali e si portano la merda a casa col sorriso sulle labbra.
ci siamo, i soliti travasi di bile!
scopate, gente, scopate!