Influenzato dalla pittura tedesca del XVII secolo, Chardin ebbe un immediato successo dipingendo animali, uccelli, frutta e nature morte . Piu’ tardi si dedico’ ai ritratti e alle scene di genere, che ci offrono un particolare scorcio della vita della classe borghese del XVIII secolo.
In tutta la sua vita fu riconosciuo come uno dei piu’ grandi pittori del suo tempo, e nonostante l’accademica preferenza per la pittura di argomento storico e allegorico, fu accolto nell’Accademia di Francia nel 1728. Le sue opere, come l’esposizione ci permette di apprezzare, sono da sempre rinomate per il loro naturalismo e per la complessiva armonia della composizione pittorica. Nel 1763, il critico Denis Diderot scrisse che una natura morta di Chardin “e’ la natura stessa: gli oggetti si liberano dalla tela e sembrano realmente vivi”.
Riconsiderando instancabilmente i colori, i tratti, le ombre e le luci, l’artista elevo’ la natura morta a nobile forma d’arte, guadagnandosi contemporaneamente un posto da “rivoluzionario” nella storia dell’arte. Alcuni critici francesi, infatti, lo ritengono un “sovversivo”, che con il suo approccio alla composizione pittorica, alla luce e al trattamento delle superfici, ha aperto le porte al moderno: questo e’ cio’ che apprezzarono in lui pittori come Manet, Matisse, Lucian Freud, Cezanne e i Cubisti.
L’esposizione, organizzata cronologicamente, ben evidenzia le qualita’ coloristiche delle tele grazie al fondo scuro e a un illuminazione correttamente studiata; un pannello didattico introduce ogni sala, mentre i singoli quadri sono accompagnati da una concisa introduzione storica, qualche notazione tecnica e un breve commento critico.
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