Categorie: Opening

Bill Viola alla Cripta del Santo Sepolcro

di - 17 Ottobre 2017
E se le opere d’arte chiedessero al pubblico un coinvolgimento emotivo, anzi se quasi fossero come uno specchio tecnologico per rifletterlo, tra l’apparire allo sguardo e lo svanire, i visitatori diventerebbero co-protagonisti e parte dell’opera stessa. Mettiamo, poi, che questo processo di intensificazione e riscoperta della percezione avesse luogo in un’antica chiesa ipogea, sita nel cuore dell’antica Milano, nel silenzio rotto soltanto dai suoni che provengono da video, in penombra, mentre riecheggiano nell’aria pensieri sull’eternità, la vita, la morte, la dimensione umana. Mentre l’incedere inarrestabile del tempo sembra cedere il passo a un istante indefinito. E indefinibile. È quanto accadrà da oggi (domani l’apertura al pubblico) alla Cripta del Santo Sepolcro, riaperta dopo 50 anni e diventata immediatamente tra le principali mete culturali della città meneghina. “Deus ex machina” di questa realtà immersiva, scandita attraverso tre installazioni, è Bill Viola. Per quei pochi che non conoscessero ancora la sua ricerca, l’avvertenza è solo una: preparatevi a vivere l’esperienza di una mostra che non è una mostra, di un cinema che non è cinema, di un teatro che non è teatro, di una pittura che non è pittura. D’altronde, lo stesso noto videoartista americano ha riconosciuto: «La mia arte è un’espansione dei livelli di realtà». Tra continui sconfinamenti semiotici per rendere visibile l’invisibile, documentare la transitorietà della condizione umana, sospesa in un limbo di caducità. Nel quale, tuttavia, il lieto fine non è necessariamente precluso.
Sembra questo il bivio intorno al quale ruotano le installazioni all’interno del percorso espositivo allestito nella Cripta del Santo Sepolcro. Si comincia con The Quintet of the Silent (2000), in cui un gruppo di cinque persone, su uno sfondo neutro, sono attraversate da un’ondata di emozioni intense che minaccia di sopraffarle. Partendo dalla loro iniziale espressione indifferente, la sequenza osserva come il turbamento si accresca in ognuno di loro, fino a raggiungere un livello estremo, per poi nuovamente placarsi. Si prosegue con il secondo lavoro, The Return (2007), della serie Trasfigurazioni, che riflette sul passare del tempo e del processo attraverso il quale l’essere interiore di una persona viene trasformato. La protagonista della scena è una donna che, da uno spazio scuro, si avvicina lentamente a un limite invisibile. Il percorso nella cripta si chiude idealmente con Earth Martyr (2014), una delle quattro opere che costituiscono l’installazione permanente Martyrs, dedicata ai quattro elementi naturali (aria, acqua, terra, fuoco). Il video presenta un individuo sepolto in un cono di terra che inizia a salire e a liberare il corpo, inizialmente prostrato dal peso della terra.
Un’esplorazione, pertanto, della spiritualità, per indagare l’umanità, tra esperienza e percezione, nei suoi corpi e volti. Con un afflato da “Rinascimento” al quale, correttamente, è stato aggiunto l’aggettivo di “elettronico”. (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto: Bill Viola, The Quintet of the Silent, 2000, Color video on flat panel display mounted on wall, 28 1/2 x 47 1/2 x 4 in. (72.4 x 120.7 x 10.2 cm), 16:28 minutes, Performers: Chris Grove, David Hernandez, John Malpede, Dan Gerrity, Tom Fitzpatrick
In homepage: Bill Viola, Earth Martyr, 2014, Color high-definition video on flat panel display mounted vertically on wall 42 3/8 x 24 1/2 x 2 5/8 in. (107.6 x 62.1 x 6.8 cm), 7:10 minutes, Executive producer: Kira Perov, Performer: Norman Scott
INFO
BILL VIOLA ALLA CRIPTA DEL SANTO SEPOLCRO
dal 18 ottobre 2017 al 28 gennaio 2018
Cripta del Santo Sepolcro (ingresso piazza Santo Sepolcro, lato destro della Chiesa), Milano
orari: tutti i giorni dalle ore 17 alle ore 21. Fasce di visita ogni ora.
prenotazioni online: www.criptasansepolcromilano.it/billviola

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