Franck Scurti, Sakura, detail, 2021, stainless steel, aluminium cast, acrylic, 191,5 x 58 x 30 cm © l'artista e MAAB Gallery
A Milano, alla MAAB Gallery, inaugura domani, 29 aprile, la personale di Franck Scurti (Lione, 1965) “Fine del mercato”, a cura di Massimiliano Scuderi (fino al 25 giugno).
La mostra – ha spiegato la galleria – «porta un titolo emblematico che esprime l’ambiguità del momento storico che viviamo ma anche il modus operandi dell’autore, in bilico tra creazione artigianale e produzione industriale. L’esibizione ha come idea centrale la dialettica tra economia quotidiana, mercato dell’arte e qualcosa di più sacro. In mostra sono presenti due nuclei di opere e un’installazione appositamente concepite per lo spazio milanese. Paesaggi dipinti da anonimi, tele talvolta lacere acquistate su eBay, vengono restituite dall’artista sotto forma di nature morte, chiuse nella parte bassa da un materiale alveolato in uso all’edilizia, chiaro riferimento all’architettura che chiude l’opera come una didascalia della visione».
«New chance, questo il titolo della serie di opere, – ha proseguito la galleria – sono ognuna racchiusa all’interno di scatole di plexiglass colorato le quali, riconfigurando l’immagine, innescano un meccanismo di differente percezione dell’opera che acquista così nuovo afflato valoriale.
L’altra serie di opere presenti in mostra è intitolata Lux Vision, costituita da superfici di vetro poste a parete, come vetrate di cattedrali gotiche di colore giallo, manufatti realizzati a Murano. Le opere rappresentano il disegno, fin troppo familiare, dei microchip delle carte di credito che, come luminose finestre, permettono la visione del muro retrostante, ovvero della realtà del mercato rappresentata ontologicamente dall’architettura della galleria in quanto spazio commerciale. La vivacità della luce, che compenetra gli oggetti, sembra irradiarsi dalle vetrate stesse, sottolineando ancor più l’ambiguità dell’opera».
«Questa mostra di Franck Scurti nasce da un confronto con Massimiliano Scuderi avuto durante i lunghi periodi di isolamento forzato, abbiamo iniziato a parlarne a settembre scorso, dopo la mostra personale dell’artista al Grand Palais di Parigi.
Finora in Italia le occasioni di confrontarsi con il lavoro di Scurti sono state abbastanza rare, a settembre di quest’anno la Fondazione Zimei di Pescara presenterà una sua mostra personale in cui potremmo nuovamente incontrarlo.
Vi rilascio un’anticipazione, il titolo della mostra scelto dall’artista è ironico ed è dovuto al fatto che all’inizio della crisi sanitaria tutti gli dicevano che era la fine, che tutto stava andando male e che il mercato dell’arte non sarebbe più stato lo stesso. È convinto che alla gente piaccia spaventarsi da sola».
«La mostra è un nuovo progetto che riprende e chiarisce alcune delle linee principali del lavoro di Scurti. Il suo lavoro si colloca tra la vita di tutti i giorni e l’arte, dove l’economia svolge un ruolo importante. L’economia della vita di tutti i giorni, della vita dell’artista, ma anche l’economia del mercato dell’arte.
Le opere esposte si rifanno alla nozione di valore e al modo in cui questa si incarna attraverso lo sguardo e la visione dell’arte».
«Il nucleo di opere presenti in mostra porta un titolo emblematico che esprime l’ambiguità del momento storico che viviamo ma anche il modus operandi dell’artista francese, in bilico tra creazione artigianale e produzione industriale. L’esibizione ha come idea centrale un filone di ricerca che torna frequentemente nella poetica di Franck Scurti: la dialettica tra economia quotidiana, uno sguardo laterale su accadimenti della vita di ogni giorno e qualcosa di più sacro».
«Attento sia ai fenomeni underground, quanto alla tradizione artistica delle avanguardie storiche, l’artista da sempre intende l’arte come una pratica realizzata a partire dall’osservazione della vita quotidiana. Assembla object-trouvè per creare un’ordine diverso ed una ‘funzionalità’ nuova degli oggetti legata all’arte».
«Per ora non posso anticipare nessun nome per le prossime mostre. Ho dovuto sospendere e rimandare alcuni progetti dato che diversi paesi fuori dall’Europa sono in piena crisi sanitaria, con tutte le conseguenze che questo comporta.
La programmazione sarà comunque pianificata anticipando delle mostre rispetto al previsto, quando tra qualche settimana ne avrò conferma.
Per quanto riguarda gli eventi aspetto l’apertura di Miart a settembre, dove presenterò un solo show di Nahum Tevet, sarà sicuramente un’edizione meno “internazionale”, ma mi auguro che segni l’inizio della ripartenza, anche per dare il giusto segnale di ottimismo che preannunci anche i successivi appuntamenti fieristici, in ottobre a Verona e in novembre a Torino».
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