Categorie: Opening

Il mondo fantastico di Boetti

di - 27 Febbraio 2018
Alighiero Boetti (Torino, 1940-Roma, 1994) è noto internazionalmente come uno dei grandi campioni della serialità, della ricerca della spersonalizzazione nel fare arte e dell’identità multipla, collettiva, contro il retorico peso della personalità dell’artista come “deus ex machina” onnipresente della creazione. Meglio, allora, per il nostro artista, far realizzare una propria idea dalle mani di qualcun’altro, degli altri.
La mostra “Alighiero Boetti. Il mondo fantastico”, da oggi alla galleria Dep Art di Milano, attraverso una trentina di opere su carta concepite a partire dal 1965, si propone invece di illustrare un altro alveo della ricerca di Boetti, quello cioè dei suoi lavori annoverabili fra i cosiddetti “di mano propria”, cioè non realizzati con la collaborazione o interamente da altri, insieme a una grande installazione del 1979, fino a oggi mai riproposta al pubblico.
Per collezionisti, studiosi, semplici appassionati, il percorso espositivo si presenta, pertanto, come un piccolo puzzle di preziosi tasselli in grado di svelare uno degli aspetti meno noti del procedere dell’artista pop, la sua qualità cioè di grandissimo pittore. Il fantasma della pittura, sempre sotteso e, tuttavia, sempre apparentemente negato nella sua vita, abita tutte le sale dello spazio milanese.
Curata da Federico Sardella, l’esposizione si apre, infatti, con una china del 1965, per proseguire con un approfondimento dedicato a una delle grandi tematiche care a Boetti, meno conosciuta rispetto ad altri cicli: la natura rivisitata e il regno animale, con scimmie, pantere, delfini, rane, stambecchi, tartarughe e altre creature del mondo animale che diventano in Boetti, e grazie a lui tornano a esserlo, elementi decorativi ripetibili all’infinito e, come i numeri, combinabili senza limitazioni, tra l’inconfondibile senso dell’ironia e del gioco.
Su questa stessa tematica è incentrata l’importante installazione Zoo del 1979, messa a punto da Alighiero Boetti con i figli Agata e Matteo, e allestita unicamente nello studio di Roma. Spesso pubblicata, ma mai finora riproposta, all’epoca documentata dalle fotografie di Giorgio Colombo, l’installazione – una sorta di assemblea di animali che vide i tre dedicarsi alla sua costruzione per alcuni mesi – è riproposta adattandola allo spazio della galleria, utilizzando un tappeto afgano sul quale sedersi e osservare gli animaletti dall’alto, spostando inevitabilmente il punto di vista sull’opera e il ruolo dello spettatore invitato al suo completamento, e impiegando gli stessi soggetti in plastica adoperati da Alighiero Boetti e dai suoi figli. Tali oggetti sono disposti secondo la classica concezione boettiana del raggruppamento per genere, teso anche alla definizione dell’area geografica di appartenenza, come l’artista stesso scrive: “Questi animali portano in sé il ricordo di milioni di loro predecessori e ricordano il tempo, quello antico, lento, anonimo, identico, immobile, invariato”.
Altra sezione della mostra è dedicata a soggetti insoliti o particolarmente rari, di frequente in bianco e nero, o comunque non colorati, disegnati con grafite, inchiostro di china, acquarello o penna a biro, come per esempio Lampada (1965), riconducibile al periodo torinese, in cui Boetti sembra recuperare, almeno in parte, il gioco dell’io, il culto di un divertito e personale artigianato. (Cesare Biasini Selvaggi)
In homepage: Alighiero Boetti, Ancora quanti salti di palo in frasca, 1987 ca, tecnica mista su carta intelata, 100×70 cm
In alto: Zoo, 1979, installazione di Alighiero Boetti con i figli Agata e Matteo
INFO
Opening: ore 18.30 (su invito)
Alighiero Boetti. Il mondo fantastico
apertura al pubblico: dal 28 febbraio al  28 aprile 2018
Galleria Dep Art
via Comelico 40, Milano
orari: da martedì a sabato, dalle 10.30 alle 19.00. Chiuso domenica e lunedì
tel. 0236535620 – www.depart.it

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