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Il senso dei maestri ladini per il legno

di - 1 Giugno 2017
C’è un’area geografica non segnata da confini amministrativi né cartografici. E non mi riferisco alla leggendaria Area 51, la vasta zona militare nello stato statunitense del Nevada. Quella che ci riguarda oggi è molto più vicina a noi. Ma non meno sorprendente. È l’area ladina (Ladinia), una regione culturale che ha come uniche frontiere quelle naturali. Costituita da valli sudtirolesi, trentine e venete, nelle quali l’uso dell’antica lingua retoromanza diventa veicolo di coesione e trasmissione identitaria. E la tradizione secolare della scultura lignea ne rappresenta il ponte con la scena artistica internazionale. Dal tempi del medioevo, con le celebri madonne romaniche, al barocco, con i fastosi altari policromi, ai nostri giorni, con gli immaginifici ibridi umanoidi e le altre chimere dell’odierna società, sospesa com’è tra scienza e fantascienza.
Sì. È proprio così. Nelle valli delle Dolomiti, dove abbonda il legno, accanto all’artigianato artistico (quello, per intenderci, dei presepi e degli altri manufatti folcloristici che molti avranno in casa), negli ultimi trent’anni si è registrata un’inaspettata evoluzione. Protagonisti di questo upgrade sono alcuni artisti attivi in quest’area culturale. Una voce minoritaria, certamente, ma autorevole nell’ecosistema dell’arte contemporanea italiana ed europea, capace di riscuotere crescente interesse e attenzione da parte della critica, dei musei e del collezionismo, sia pubblico sia privato. E, aggiungo, da parte di un pubblico di giovani e giovanissimi. Proprio la generazione dei millennials, quella che ha in una mano lo smartphone e nell’altra il visore per la realtà aumentata. E che predilige spesso proprio quegli artisti che coniugano tecniche antiche, abilità manuali e iconografie attuali. Anzi avveniristiche. Ma è il momento di fare qualche nome: Livio Conta, Giorgio Conta, Fabiano de Martin Topranin, Aron Demetz, Gehard Demetz, Peter Demetz, Arnold Holzknecht, Walter Moroder, Hermann Josef Runggaldier, Andreas Senoner, Peter Senoner, Matthias Sieff, Adolf Vallazza, Willy Verginer e Bruno Walpoth. Sono tutti maestri ladini dell’arte dell’intaglio, protagonisti della mostra “Legno. Un itinerario nella scultura contemporanea” che si inaugura oggi alla Galleria Civica di Trento, da oltre tre anni annessa al Mart di Trento e Rovereto. Il percorso espositivo propone una selezione di circa 40 tra loro sculture e installazioni, tutte incentrate sulla ricerca sul corpo, tra rappresentazioni in scala 1:1 drammatiche o spiritose, con ritratti realistici, corpi alieni, totem divini, simulacri dagli echi “cosplayer”. Insomma, un’interpretazione dell’attuale specie umana che avrebbe fatto impallidire in un colpo sia Darwin che Freud. (Cesare Biasini Selvaggi)
In alto: Arnold Holzknecht, Figura, 2008, particolare. Courtesy Galleria Doris Ghetta, Ortisei. Foto: Mart, Jacopo Salvi

In homepage: Willy Verginer, Komm lieber Mai und mache…., 2015, particolare. Collezione privata. Foto: Mart, Jacopo Salvi

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