Nunzio, 2019. Credits Archivio Nunzio
«Il segno inventa lo spazio, lo descrive, lo incide, lo definisce, lo chiarisce. Il segno come traccia, come generatore di spazio», dice Nunzio. La Galleria Mazzoleni, quattro anni dopo la sua prima personale “The Shock of Objectivity”, presenta una selezione di disegni inediti dell’artista, esponendoli per la prima volta come un corpus organico di opere.
Nella sua ricerca, Nunzio instaura un rapporto dialettico e profondo con i materiali, dove il segno è il primo manifestarsi della forma e rivela il processo, la genesi della visione. Come se quello spettro originario e strutturale alludesse al primo indizio per un incontro tra essere e immaginazione, tracciasse l’impercettibile confine tra ombra e apparizione, addensasse lo spazio intorno alla realtà dell’opera.
Tra i maggiori esponenti del Pastificio Cerere, nel quartiere di San Lorenzo a Roma, Nunzio è un artista poliedrico che attinge da varie discipline per sviluppare il suo approccio alla forma artistica al di là di ciò che è visibile.
«Nunzio è uno degli artisti con cui da sempre abbiamo un forte legame e con il quale siamo entusiasti di collaborare ancora una volta in occasione di questa mostra. Presentiamo il disegno, il cui valore intrinseco induce a una riflessione costante sul significato dello spazio, nella sua accezione fisica e della sua stessa esistenza», dichiara Luigi Mazzoleni.
Nelle opere in mostra, l’uso del bianco e del nero – pastello – steso su carta giapponese, fibrosa e dalla consistenza – vale a dire presenza – materica, evoca dualismi e dialoghi che ricorrono nella ricerca di Nunzio: l’ombra che definisce tanto quanto la luce, la linea nera quale tensione che aspira ad uscire fuori dal confine fisico del foglio che trattiene le forze generatrici di spazio.
Come nelle sculture in legno bruciato e nei piombi, così nei disegni di Nunzio ritroviamo il procedere di quel processo quasi alchimistico che innesca una sorprendente metamorfosi nella materia. Il lavoro non tende alla pittoricità , a modificare la superficie, quanto piuttosto alla ricerca di quegli aspetti inconsueti, spesso in opposizione tra loro, che producono un diverso modo di percepire il piano, il tempo, lo spazio, il proprio essere e quello degli altri.
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