Categorie: parola d'artista

exibinterviste | la giovane arte – Domenico Mangano

di - 30 Maggio 2003

In uno dei due video che hai presentato per il Premio Furla (Travaglio), hai abbandonato quei personaggi protagonisti dei tuoi lavori precedenti ed hai rappresentato moltitudini, spiagge ad agosto, formicai, cimiteri affollati di croci…
Proprio ‘Moltitudini – Solitudini’ è il titolo della prossima collettiva a cui parteciperò (al Museion di Bolzano, a cura di Sergio Risaliti, ndr). C’è questa evoluzione nel mio lavoro, ho cominciato parlando delle storie di singoli individui, poi sono passato a rappresentare delle condizioni generali. Ma alla fine non cambia molto: anche i personaggi dei miei video sono rappresentazioni dell’universale. E una regione, la Sicilia in particolare, può essere letta come una grande metafora esistenziale.

Quindi alla fine non c’è molta differenza tra gli operai extracomunitari che raccolgono mele a Merano e tua mamma e tua zia chiuse in casa a Palermo…
Alla mostra al Magazzino d’Arte Moderna di Roma nel 2001, ho presentato queste due realtà come isole lontane ma che alla fine parlano di vite ugualmente emarginate, ma comunque ricche e piene di senso: mia zia e mia madre, per cui il mondo finisce con i muri della casa, e questi operai che vivono in roulotte, sempre in giro alla ricerca di un lavoro. Quello che accomuna questi personaggi è il loro essere piccole rappresentazioni dell’umano, ma soprattutto è il mio sguardo: quando parlo degli altri inevitabilmente parlo di me, delle mie esperienze e delle mie memorie.

Le fotografie, che spesso metti in mostra, hanno lo stesso senso, sembrano documentarie, ma in realtà parlano delle tue memorie personali.
Sì, per esempio quelle in mostra a Venezia sono una rivisitazione ironica della fotografia turistica. Sullo sfondo un luogo che ha avuto importanza nella mia vita come Termini Imerese, e poi attaccata con un magnete una fotografia-ritratto ovale risalente alla mia infanzia, per dire “io sono stato qui, c’è una traccia di me”. Alla realtà oggettiva si contrappone un altro tipo di realtà che confonde passato e presente. C’è nella foto magnetica qualcosa che non c’è più, ed il luogo sullo sfondo che resta, anche se indefinito e rimosso. Nella fotografia in digitale vedo potenzialità diverse rispetto ad altri artisti, che valorizzano la loro alta definizione in stampe lambda. Per renderla più reale e documentaria, devo manipolarla e renderla indefinita, più simile alla pittura che alla immagine digitale standard.

Che cosa rispondi a chi ti accusa di scopiazzare Ciprì e Maresco?
Che tra noi indubbiamente ci sono punti in comune. Proveniamo dalla stessa realtà. Ma il tono dei loro film, che personalmente stimo moltissimo, è il cinismo, il gusto del grottesco; nei miei lavori c’è sì fatalismo e rassegnazione – resto sempre un siciliano, no?- ma c’è anche speranza. L’uomo obeso di Deriva comunque sta a galla ed ha una certa armonia. Così anche in Storia di Mimmo, il video su mio zio pescatore della Vucciria, ho preso un outsider e ne ho mostrato il lato buono, umano.

Sul cinico prevale il sentimentale, insomma…
Se pensi possa essere sentimentale cercare l’umano nell’apparentemente brutto, allora sì. Ma i lati buoni che voglio emergano dai miei personaggi sono quelli nascosti, i silenzi, gli sguardi, il linguaggio sintetico e diretto, il significato a volte racchiuso in un solo gesto. E c’è la mia relazione con loro, come Nan Goldin o Wolfgang Tillmans racconto il mio legame con le persone, ma in una realtà molto diversa da quella metropolitana occidentale in cui vivono questi artisti. I legami più forti che ho sono con il mio nucleo familiare e questi ho voluto rappresentare; d’altra parte non posso fingere di essere nato in un altro tempo ed in un altro luogo, sono siciliano, percepisco il mio disagio ed il mio amore per questa terra e non posso non esternarlo.

bio
Domenico Mangano è nato a Palermo nel 1976. E’ stato tra i finalisti del Premio Querini Stampalia-Furla per l’arte 2003 ed ha all’attivo numerose mostre: tra le personali, quella al Magazzino di Arte Moderna a Roma; tra le collettive Assab One a Milano ed Exit alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo. Nel 2000 è stato vincitore del Genio di Palermo.

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valeria bugio

l’exibintervista della prossima settimana sarà dedicata a Paolo Gonzato

exibinterviste_la giovane arte è un progetto editoriale a cura di paola capata

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Visualizza commenti

  • Complimenti Domenico, che dire, avanti così. Ho visto qui a Milano delle tue vecchie foto del "genio di Palermo" presso una galleria abbastanza nota, per cortesia mi contatti??
    Ciao

  • Complimenti le tue foto sono pura poesia, sono piene dei respiri pittorici. Finalmente un vero fotografo.

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